Emmanuel Holterbach – Ricercar nell’ombra

Blutwurst ensemble
Another Timbre, 2020
contemporary classical, chamber drone


(ENGLISH TEXT BELOW)

Dapprima furono l’ambient e la drone music ad attingere al repertorio e alla strumentazione classica: il canone di Pachelbel fuori fase e i “sound stretch” applicati ai cori nei lavori storici di Brian Eno; il Deep Listening del trio Oliveros / Dempster / Panaiotis nell’inebriante riverbero di un’enorme cisterna a Washington; il tiepido bagliore emanato dalle ampie tessiture d’archi e fiati di Stars of the Lid e Bing & Ruth.
Benché si siano rese costanti le contaminazioni incrociate tra i due ambiti, negli ultimi anni sembra essersi innescato un moto inverso, per cui compositori e strumentisti di nuova generazione portano gli stilemi della musica atmosferica nelle sale da concerto tradizionali, dalle suite da camera degli ensemble Zeitkratzer, Book of Air e NeoN al monumentale “Sleep” di Max Richter.

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Meredith Monk – Memory Game

Cantaloupe, 2020
contemporary classical, minimalism


(ENGLISH TEXT BELOW)

Difficile immaginare un’eredità di Meredith Monk che prescinda dalla partecipazione dell’autrice stessa: lo dimostra il fatto che esistano relativamente poche registrazioni ed esecuzioni dal vivo di sue musiche nelle quali non sia coinvolta in prima persona; e nonostante la nutrita cerchia di storici comprimari e l’impegno continuativo – attraverso workshop pubblici e privati – nella trasmissione del suo singolare approccio performativo, nessun discepolo potrebbe davvero colmare il vuoto della sua radiosa presenza scenica.

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Fire! Orchestra – Actions

Rune Grammofon, 2020
avantgarde, free impro-jazz

(ENGLISH TEXT BELOW)

La storia ufficiale sembra non aver dato troppo peso a un passaggio, se non cruciale, quantomeno emblematico nella musica del secondo Dopoguerra: con la prima esecuzione di “Actions” di Krzysztof Penderecki – partitura ‘per orchestra free jazz’, altrettanto significativamente presentata al festival di musica contemporanea di Donaueschingen nel 1971 – si realizzava un’epocale contaminazione tra l’ambito “colto” e quello del jazz; due mondi sino ad allora mantenuti orgogliosamente distinti e distanti da ambo le parti, e che qui per la prima volta si conciliavano senza compromessi di sorta in merito alla formazione e alle sue peculiari qualità espressive. 
Con la complicità dell’illuminato Don Cherry e della sua New Eternal Rhythm Orchestra, il compositore d’avanguardia polacco si assumeva questa sfida in nome dell’indole improvvisativa che ‘scorre nel sangue’ dei musicisti jazz, tratto che almeno allora non si poteva invece riscontrare negli strumentisti di formazione accademica. Se oggi tendiamo a dare per scontata (e quasi necessaria) la contaminazione tra tutti gli ambiti musicali, ai tempi una tale impresa portava con sé il brivido e l’entusiasmo di un atto sovversivo senza precedenti.

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Weekly Recs | 2020/10

Sibusile Xaba – NGIWU SHWABADA (Komos, 2020)

Thomas Kӧner – Motus (Mille Plateaux, 2020)

Jan Martin Smørdal – Choosing to Sing (Sofa, 2020)

Nick Storring – My Magic Dreams Have Lost Their Spell (Orange Milk, 2020)

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