Emmanuel Holterbach – Ricercar nell’ombra

Blutwurst ensemble
Another Timbre, 2020
contemporary classical, chamber drone


(ENGLISH TEXT BELOW)

Dapprima furono l’ambient e la drone music ad attingere al repertorio e alla strumentazione classica: il canone di Pachelbel fuori fase e i “sound stretch” applicati ai cori nei lavori storici di Brian Eno; il Deep Listening del trio Oliveros / Dempster / Panaiotis nell’inebriante riverbero di un’enorme cisterna a Washington; il tiepido bagliore emanato dalle ampie tessiture d’archi e fiati di Stars of the Lid e Bing & Ruth.
Benché si siano rese costanti le contaminazioni incrociate tra i due ambiti, negli ultimi anni sembra essersi innescato un moto inverso, per cui compositori e strumentisti di nuova generazione portano gli stilemi della musica atmosferica nelle sale da concerto tradizionali, dalle suite da camera degli ensemble Zeitkratzer, Book of Air e NeoN al monumentale “Sleep” di Max Richter.

In questo solco si inscrive la recente opera del francese Emmanuel Holterbach – compositore, performer e curatore degli archivi della pioniera francese Eliane Radigue – che, dopo un decennio di crescente attività fra autoproduzioni e label minori, entra oggi a far parte del prestigioso (benché altrettanto settoriale) catalogo Another Timbre
Realizzato su impulso dello stesso ensemble italiano Blutwurst durante una residenza fiorentina, nell’ambito del longevo festival di musica contemporanea Tempo Reale, il brano esteso del 2018 “Ricercar nell’ombra (vuoto, energia, rilievo)” ha la sua ascendenza creativa nelle raffinate melodie rinascimentali del lucchese Francesco Guami (1554 ca. – 1602). Il terzo dei suoi ‘Ricercare’ a due voci presta le prime note del suo tema al progetto di Holterbach, che ne disseziona timbri e accordi per tramutarli in elementi discreti e minimi, gradazioni di una tavolozza dalle transizioni cromatiche quasi impercettibili. 
Non è un caso, d’altronde, che l’autore citi tra le sue ispirazioni anche la scena elettronica sperimentale degli anni 60 e 70, dai protagonisti dello Studio di Fonologia della Rai al Gruppo NPS- Nuove Proposte Sonore, sino ai minimalisti Giusto Pio e Roberto Cacciapaglia, creando così un ideale ponte tra il Cinquecento e il Novecento italiani.

Ed è proprio nell’ombra che scruta l’ensemble Blutwurst, in quanto la luminosità della melodia originaria, come per effetto di una diffrazione, si è scorporata raggiungendo altre zone oscure dello spettro acustico. Ciò a partire da una tonalità che fa somigliare l’incipit a un’accordatura d’orchestra – un’origine “assoluta” sulla quale gli strumentisti si trattengono a lungo -: alla viola, al violoncello e al contrabbasso si aggregano man mano fisarmonica, harmonium, tromba e clarinetto basso, tutt’al più introducendo la stessa nota nel registro grave. 
Così, nel giro di pochi minuti, il brano ha già raggiunto lande espressive assai più profonde e subdole, laddove gli strumenti ondeggiano appena tra i microtoni immediatamente adiacenti alla dominante, poi intersecata da armonie complementari ma quantomai sottili, che modificano in maniera quasi allucinatoria la percezione dell’insieme.

Trasportati da una corrente inquieta ma scevra da scosse drammatiche, d’un tratto al minuto 24 un’onda maggiore ci viene inaspettatamente incontro, come un respiro che si intensifica e non stravolge il tessuto sonoro, quanto piuttosto gli conferisce un momentaneo senso di pienezza. È il picco di quella ‘energia’ titolare che sospinge senza posa la partitura, come sfumando tra le fasi di germogliazione, crescita e decadimento di una natura silenziosa, nutrita da leggi inconoscibili e tutte interiori. 
Nel quarto d’ora finale vengono a crearsi brevi silenzi dai quali l’armonia risorge a più voci: la compiutezza di quella melodia primigenia non è più nel tono costante ma nella mescolanza di qualità materiche concorrenti, sino a raggiungere un’ultima espansione volumetrica nell’enfatico ‘tutti’ dell’ensemble.

Anche tra le più dense zone d’ombra, dal principio sino alla richiusura, nell’opera di Emmanuel Holterbach permane un puro e insopprimibile anelito all’esistenza, un impulso che davvero sembra trascenderne tanto la genesi creativa quanto l’esecuzione. E questo potrebbe essere uno degli esiti più nobili cui un brano musicale possa aspirare.


Blutwurst: Cristina Abati (viola), Marco Baldini (trumpet), Maurizio Costantini (double bass), Daniela Fantechi (accordion), Michele Lanzini (cello), Edoardo Ricci (bass clarinet), Luisa Santacesaria (harmonium)


At first it was ambient and drone music that drew on the classical repertoire and instrumentation: the out-of-phase canon by Pachelbel and the “sound stretch” applied to choirs in Brian Eno’s historical works; the Deep Listening of the Oliveros / Dempster / Panaiotis trio in the intoxicating reverberation of an enormous cistern in Washington; the warm glow emanating from the wide textures of strings and winds of Stars of the Lid and Bing & Ruth.
Although the cross-contaminations between the two spheres have become constant, in the last few years a reverse movement seems to have been triggered, as composers and instrumentalists of the new generation bring the stylistic features of atmospheric music to traditional concert halls, from the chamber suites of the ensembles Zeitkratzer, Book of Air and NeoN to Max Richter’s monumental “Sleep”.

In this furrow is inscribed the recent work of the French Emmanuel Holterbach – composer, performer and curator of the archives of French pioneer Eliane Radigue – who, after a decade of increasing activity between self-productions and minor labels, now becomes part of the prestigious (albeit equally sectoral) Another Timbre catalog.
Created by impulse of the Italian ensemble Blutwurst itself during a Florentine residence, as part of the long-lived contemporary music festival Tempo Reale, the extended piece from 2018 “Ricercar nell’ombra (vuoto, energia, rilievo)” has its creative descent in the refined Renaissance melodies of Francesco Guami (c. 1554 – 1602), master originally from Lucca. The third of his two-part ‘Ricercare’ pieces lends the first notes of its theme to Holterbach’s project, who dissects its timbres and chords to transform them into discrete and minimal elements, gradations of a palette with almost imperceptible chromatic transitions.
It’s no coincidence, moreover, that the author cites among his inspirations also the experimental electronic scene of the 60s and 70s, from the protagonists of Rai’s Studio di Fonologia to the Gruppo NPS- Nuove Proposte Sonore, up to the minimalists Giusto Pio and Roberto Cacciapaglia, thus creating an ideal bridge between the Italian 16th and 20th centuries.

And it is precisely nell’ombra, ‘in the shadows’, that the Blutwurst ensemble inspects, since the brightness of the original melody has been disrupted, as if by effect of a diffraction, reaching other dark areas of the acoustic spectrum. In this starting from a tonality that makes the incipit resemble an orchestral tuning – an “absolute” origin on which the instrumentalists linger for a long time -: the viola, the cello and the double bass are gradually joined by accordion, harmonium, trumpet and bass clarinet, which at most introduce the same note in the low register.
Thus, within a few minutes, the piece has already reached much deeper and devious expressive territories, where the instruments only sway between the microtons immediately adjacent to the dominant note, subsequently intersected by complementary but very subtle harmonies, which modify the perception of the whole in an almost hallucinatory way.

Carried by a current restless but free from dramatic shakings, suddenly a greater and unexpected wave comes towards us at minute 24, like a breath that intensifies without distorting the sound fabric, but rather gives it a momentary sense of fullness. It is the peak of that ‘energy’ – mentioned in the title – that relentlessly drives the score, as if fading between the phases of budding, growth and decay of a silent nature, nourished by unknowable and totally internal laws.
In the final fifteen minutes, short silences are created from which the harmony arises in several voices: the completeness of that primordial melody is no longer in the constant tone but in the mixture of concurring material qualities, until reaching a final volumetric expansion in the emphatic tutti of the ensemble.

Even through the more densely shaded areas, from the beginning to its reclosure, in Emmanuel Holterbach’s work there remains a pure and irrepressible yearning for existence, an impulse that really seems to transcend both its creative genesis and its execution. And it might be one of noblest outcomes a piece of music could aspire to.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...