Michael Pisaro-Liu: Tombstones

Barbara Dang & Muzzix

elsewhere, 2021
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Nel panorama dei compositori afferenti al collettivo Wandelweiser, Michael Pisaro-Liu rimane probabilmente il più versatile e imprevedibile: ciò a motivo del fatto che, laddove quasi tutti hanno finito per racchiudere la loro estetica entro un insieme di soluzioni espressive ben riconoscibili, lo sperimentatore americano non si sazia mai di espedienti formali che lo portino lontano dalle sue conoscenze pregresse, e che spesso gliene offrano di nuove e inattese. Accade così che ciascun progetto appaia realmente inedito e che diventi perciò una sorta di unicum, una singolarità creativa difficilmente raffrontabile a quelle che l’hanno preceduta.

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Keith Rowe / Michael Pisaro – 13 Thirteen

Erstwhile, 2017
eai


Ci è quasi impossibile immaginare un’esistenza al di là del bene e del male, spersonalizzata e libera da connotazioni positive o negative: sarebbe necessaria una totale immobilità, qualcosa di più prossimo alla non-esistenza, per non dare più adito alla significazione che permea ogni aspetto della nostra esperienza sensibile.
Seguendo strade piuttosto diverse, l’inglese Keith Rowe e l’americano Michael Pisaro hanno a lungo ricercato un netto distacco dalle forme precostituite: l’uno gettando le fondamenta della free impro assieme all’AMM, “disimparando” l’approccio alla chitarra stendendola in orizzontale; l’altro partendo dalla lezione cageana per dare forma, assieme ai compositori del collettivo Wandelweiser, a un’estetica para-musicale che fa uso del silenzio come (a)cromia pura e primaria della tavolozza.

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Shira Legmann / Michael Pisaro – Barricades

Elsewhere, 2019
contemporary classical

photography by Michael Pisaro / design by Yuko Zama

Il passato come archivio e scrigno di infinite scoperte, un’immensità retroattiva entro la quale si possono rivivere e reimmaginare le intuizioni di menti sopraffine succedutesi nel tempo. Il corso dei secoli ha perpetuato le invenzioni più brillanti come, in certi casi, gli enigmi che la figura dell’artista ha sempre goduto nell’ordire alle spese del suo pubblico.
È tale il caso di un rondò contenuto nel VI Ordine dei brani per clavicembalo di François Couperin (1668-1733): “Les Barricades Mystérieuses” è un intreccio polifonico di melodie che si avvincendano con studiati ritardi l’una dall’altra, in una vorticosa giostra di ritmi e armonie in perfetto equilibrio entro la quale, tuttavia, vengono anche a crearsi spontanee e fuggevoli dissonanze.

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Michael Pisaro – Shades of Eternal Night

Gravity Wave, 2018
contemporary classical


Due uscite che si controbilanciano, quelle che sanciscono il ritorno in attività l’etichetta Gravity Wave di Michael Pisaro, compositore del collettivo Wandelweiser ed esploratore infaticabile del terreno di confine tra musica minimale, suono naturale e silenzio. Una sensibilità che sta conoscendo una propria piccola fortuna anche nelle sale da concerto americane ed europee, oltre a un’ampia discografia che ne attesta il crescente riconoscimento a livello internazionale.
E se da un lato Étant donnés rappresenta la deviazione dalla norma (ammesso che così si possa definire, nel caso di una musica talmente libera da schemi tradizionali), Shades of Eternal Night è una nuova pregnante opera in tre movimenti che mette in dialogo lo strumento classico per eccellenza, il pianoforte, e field recordings effettuati da Pisaro nel sud della California e in Grecia, durante uno dei suoi consueti viaggi per il mondo.

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Michael Pisaro – Étant donnés

Gravity Wave, 2018
sound art, experimental


Cosa accomuna il vulcanico genio dell’anti-arte Marcel Duchamp e il maestro americano della “composizione quieta” Michael Pisaro? Sino a ora l’unico evidente anello mancante tra i due era senz’altro rappresentato dalla poliedrica figura intellettuale e artistica di John Cage, estimatore e compagno di scacchi dell’irriverente dadaista francese. Oggi, nel duplice ritorno in attività della sua etichetta Gravity Wave dopo tre anni di pausa, accanto a Shades of Eternal Night risuona il titolo dell’ultima installazione ambientale lasciata da Duchamp ai posteri, gelosamente custodita dal Philadelphia Museum of Art assieme al Grande Vetro e molte altre sue opere: Étant donnés fu un estremo coup de théatre elaborato segretamente nell’arco di vent’anni, consistente in un portone di legno attraverso i fori del quale si scorge una sorta di diorama tridimensionale, un paesaggio illusorio sovrastato da un provocante nudo di donna a gambe divaricate.

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