Éliane Radigue / Frédéric Blondy – Occam XXV

Organ Reframed, 2022
drone, microtonal

(ENGLISH TEXT BELOW)

Mai come nel caso di Éliane Radigue, un divario incolmabile separa ciò quel poco che ci offre una percezione distratta da ciò che, invece, si rivela nell’ascolto profondo e attentivo: sentire ciò che sente lei, infatti, non ha solamente a che fare con le fenomenologie latenti del suono acustico, ma forse in definitiva con il mistero stesso dell’essere, con quella radice sovrumana che alberga in ciascuno di noi ma che ci ostiniamo a non riconoscere – figuriamoci darle espressione. E se già molteplici sono state le epifaniche occasioni di incontro con queste verità, anche grazie alla serie di pubblicazioni a marchio Shiiin, il solo per organo “Occam XXV” (2018) potrebbe davvero condensare, in una forma di solenne essenzialità, il senso ultimo dell’assidua ricerca condotta dalla decana francese lungo un mezzo secolo, sia sul fronte elettronico che su quello strumentale.

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XIPE – Nepantleras

zOaR, 2022
free folk, experimental

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Quante forme può assumere l’utopia? Moltissime quella politica, mentre quella poetica, in definitiva, una soltanto: il superamento del linguaggio, l’abolizione del significante in favore del nudo significato, il bruciante nucleo dell’essere vivi. Allora anche le più solide strutture musicali e il senso compiuto della parola divengono viatici verso l’oblio, l’assenza a sé stessi. È in tale fruttuosa sfera di alterità espressiva che si sviluppa il dialogo tra Ivan Bringas e Giulia Deval, il neonato duo sperimentale XIPE alla corte di Elliott Sharp, che con la sua zOaR Records dà alle stampe un esordio conciso e di radice istintuale, adeso alla dimensione mitica e mistica da cui le Muse ne hanno ispirato la creazione.

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Annesley Black – Things That Didn’t Work the First Time

Kairos, 2022
contemporary classical

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Storicamente parlando, l’ansia di comunicare ha sempre (benché forse involontariamente) squalificato le peculiarità del linguaggio sonoro – che, di fatto, linguaggio non è. Eliminare i costrutti e le costrizioni concettuali dal processo creativo offre un accesso privilegiato al potere assoluto, non sollecitato, che la musica è in grado di esercitare sull’immaginazione di chi è disposto ad ascoltarla. Ecco donde ha origine il fascino inusitato, finanche alieno, delle fantasie cameristiche di Annesley Black, giovane ed eccentrica autrice di Ottawa, Ontario che a quasi un decennio dal suo primo portrait album (No Use In a Centre, WERGO, 2013) approda ora trionfalmente alla prestigiosa etichetta austriaca Kairos.

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Robert Haigh – Human Remains

Unseen Worlds, 2022
modern classical

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Incidere il proprio album finale significa non lasciare al destino l’opportunità di suggellare un percorso artistico senza il consenso del suo artefice. C’è una grazia rara, oggi persino inimmaginabile, nel fare un inchino e allontanarsi dalla scena in punta di piedi, consci di aver messo in musica tutto ciò per cui avesse senso farlo. Per qualche tempo Robert Haigh ha rimandato la decisione e infine l’ha mantenuta, consegnando Human Remains a Tommy McCutchon – direttore di Unseen Worlds – per concentrarsi su altre ispirazioni visive, espressioni complementari del suo sentimento della vita.

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Heather Frasch / Koen Nutters – And / In

with the Wandelweiser Klangraum Ensemble

Meenna, 2022
reductionism

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Al principio rimane una certa permeabilità con lo spazio circostante, un frangente liminale tra musica e non-musica dove ciascuno sembra prendere le misure, accomodarsi e intonare gli strumenti (forse con se stessi, oltre che l’uno con l’altro). È l’affascinante parentesi di esitazione che non precede ma piuttosto conduce per mano la performance verso il suo inizio, sino al punto in cui i timidi gesti dei partecipanti si tramutano in enunciazioni, per quanto ermetiche e provvisorie.

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