Valerio Tricoli – Say Goodbye to the Wind

Shelter Press, 2022
electroacoustic


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Curioso pensare che all’alba della registrazione audio il nastro magnetico fosse tra i pochi sinonimi tecnologici di “memoria” e perpetuazione, mentre oggi, a fronte della transizione digitale, appare come materia del tutto obsoleta, fragile e a rischio di estinzione. Un concept reso quantomai pregnante dal ventennale capolavoro di William Basinski, ma che di lì in poi ha visto gradualmente risorgere, come la fenice dalle ceneri, il supporto analogico in quanto strumento di sperimentazione formale e, per certi versi, cifra poetica. In questo solco – tanto malagevole quanto ricco di potenziale inespresso – il sound artist palermitano Valerio Tricoli si è da subito distinto per il suo integralismo e per la coerenza del suo immaginario sinistramente evocativo.

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Manuel Mota & David Grubbs – Na margem sul

Room40, 2022
ambient, free impro


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Il tempo di un romanzo breve o di un lungo poema. Lo spazio di uno sguardo che, perduto in un’assorta contemplazione, abbraccia il placido ed enigmatico lucore notturno. Quasi senza un iniziale moto di assestamento, di “accordatura” tra le chitarre elettriche in clean, David Grubbs (USA) e Manuel Mota (Portogallo) tracciano con gesti precisi e misurati il margine della loro pagina, la riva lungo la quale andrà mollemente frangendosi la risacca di questo dialogo tra voci speculari, sebbene improntate a sussurri e fremiti anziché a chiare enunciazioni.

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Battle Trance – Green of Winter

New Amsterdam, 2022
avant-jazz, post-minimalism


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Intrepido: tale si è dimostrato il quartetto di sax tenori Battle Trance lungo il suo coerente percorso artistico, alzando ogni volta l’asticella della propria eccentrica espressività. In ciò la trilogia edita da New Amsterdam somiglia più a un training di gruppo che non a una tipica serie tematica – impressione che trova conferma nell’abbondante lasso temporale che separa il capitolo centrale da quello conclusivo.
Dopo gli apprezzati Palace of Wind (2014) e Blade of Love (2016), la terza suite tripartita della formazione newyorkese segna la conquista di un linguaggio strumentale sempre meno dipendente dagli stilemi dell’avanguardia jazz e della ripetizione differente, ma rivolto piuttosto all’arcano interloquire degli elementi, a quel soffio vitale che fa vibrare la natura nella sua primitiva sinfonia.

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Johnny Chang & Keir GoGwilt – hope lies fallow

Another Timbre, 2022
chamber music, microtonal


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Culturalmente quanto di più distante dal concetto di “secoli bui”, l’epoca precedente il florilegio rinascimentale segnò l’apice di un’espressione artistica umile, ponderata e nondimeno gloriosa, tutta rivolta ai misteri della fede cristiana e intimamente ispirata dal timor di Dio. In un tale contesto, ove scienza e religione intridevano appieno la conoscenza del mondo da parte dell’uomo, non era insolito che venissero alla luce figure poliedriche come Ildegarda di Bingen (1098 –1179), autrice di composizioni musicali e poetiche oltre che depositaria di saperi enciclopedici. Le sue opere riflettono lo stupore contemplativo di fronte alla maestà del Creato, interpretandone l’intrinseca armonia in un cantus firmus di quieta magnificenza.

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Barre Phillips / György Kurtág, Jr. – Face à Face

ECM, 2022
free impro


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È da quando l’arte non ha avuto più nulla da dire che le cose si sono fatte veramente interessanti: l’equilibrio compositivo e l’ideale apollineo dell’espressione umana sono stati soppiantati dal disordine e dalla tensione formale, i nervi del gesto creativo si sono scoperti e liberati dal fardello della significazione e della rappresentazione. Un frastagliato fil rouge attraversa la seconda metà del Novecento sino al nostro presente, ed è quello della più autentica e incompromessa libertà: tra le sue fibre, silenzioso, si dipana il singolare percorso di maturazione artistica del contrabbassista statunitense Barre Phillips, esule volontario nel sud della Francia sin dai primi anni 70.

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