Pan Daijing – Tissues

PAN, 2022
choral, drone, experimental electronic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Disse John Cage che «i dischi rovinano il paesaggio», vale a dire tradiscono o addirittura snaturano l’essenza dell’accadimento sonoro così come esso si dà nell’immediato (non-mediato). Un punto di vista radicale e per certi versi inconfutabile, ma che in rapporto all’ascolto privato, differito nel tempo, può essere facilmente capovolto: così anche il “paesaggio”, l’insieme dei fondamenti concettuali, tecnici e performativi, molto spesso distoglie l’attenzione da ciò che si sperimenta a un livello puramente uditivo, persino una volta che l’opera musicale sia stata fissata definitivamente su un supporto fisico o digitale.

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Éliane Radigue – Occam Ocean 4

Shiiin, 2022
drone, microtonal

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Nessuno dei capitoli pubblicati nella serie ‘Occam Ocean’ può davvero rivelarsi ridondante, né tantomeno superfluo: ogni nuova uscita approfondisce e arricchisce di nuovi aspetti fenomenici la ricerca condotta da Éliane Radigue nel dominio strumentale, avventura iniziata all’alba del nuovo millennio con il definitivo abbandono del sintetizzatore ARP 2500, sino ad allora il suo mezzo d’espressione esclusivo.
Il metodo è ormai collaudato ma non immutabile, poiché è il mutamento la sua stessa ragion d’essere e di proliferare: ogni nuovo adepto accolto nella casa della decana francese diviene la partitura vivente di un’immagine legata all’acqua – da lui o lei soltanto tramandabili a futuri interpreti –, un catalizzatore di energie elementali riversate nella voce singolare del proprio strumento.

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Christina Giannone – Zone 7

Room40, 2022
dark ambient, drone

(ENGLISH TEXT BELOW)

Cosa hanno in comune la preghiera, lo yoga e l’ascolto puro? Sono tre modi possibili – diversi ma equivalenti – di essere pienamente dentro e al di fuori di sé al contempo, tentativi di avvicinamento a una più profonda percezione di ciò che siamo e di ciò che ci circonda, persino al di là della comune concezione del bene e del male. Come musicofili sappiamo e vogliamo ascoltare tanto, forse tutto, ma ben di rado affiora la cosciente volontà di ascoltarsi.

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Iannis Xenakis – Electroacoustic Works

Karlrecords, 2022
electroacoustic, avantgarde

(ENGLISH TEXTS BELOW)

In materia di archivi musicali storici, le questioni più immediate riguardano senz’altro la conservazione e la riedizione di molte incisioni sperimentali su nastro, siano esse d’importanza capitale o semplici “schegge”, propaggini di una ricerca collettiva rimasta sepolta dalle sabbie del tempo (pensiamo, ad esempio, all’encomiabile serie di ristampe INA-GRM sotto l’egida del compianto Peter Rehberg via Editions Mego). Ma è altrettanto evidente che, in alcune circostanze, l’intervento debba rendersi molto più specifico e accurato: è il caso delle seminali opere elettroniche di Iannis Xenakis, maestro del Novecento il quale si è votato alla progettazione di un universo sonoro generato e governato tanto dalle leggi della matematica quanto dalle forme complesse di un’architettura utopica.

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Klara Lewis – Live In Montreal 2018

Editions Mego, 2022
ambient/drone

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Sarà a causa del prorompente attacco in medias res, ma è bastato un solo istante del solenne coro che inaugura questo live set di Klara Lewis per catapultarmi indietro nel tempo alla sera dell’11 novembre 2019, a Milano, quando la giovane sound artist svedese tenne un’analoga performance audiovisiva di folgorante suggestione, accompagnata dallo spettacolo di una ripresa aerea in graduale scioglimento, come uno sguardo vigile che, sprofondando lentamente nella dimensione onirica, trascinasse con sé le forme più tangibili e riconoscibili del mondo naturale per restituirle allo stupore primigenio della loro scoperta.

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