Emmanuel Holterbach – Ricercar nell’ombra

Blutwurst ensemble
Another Timbre, 2020
contemporary classical, chamber drone


(ENGLISH TEXT BELOW)

Dapprima furono l’ambient e la drone music ad attingere al repertorio e alla strumentazione classica: il canone di Pachelbel fuori fase e i “sound stretch” applicati ai cori nei lavori storici di Brian Eno; il Deep Listening del trio Oliveros / Dempster / Panaiotis nell’inebriante riverbero di un’enorme cisterna a Washington; il tiepido bagliore emanato dalle ampie tessiture d’archi e fiati di Stars of the Lid e Bing & Ruth.
Benché si siano rese costanti le contaminazioni incrociate tra i due ambiti, negli ultimi anni sembra essersi innescato un moto inverso, per cui compositori e strumentisti di nuova generazione portano gli stilemi della musica atmosferica nelle sale da concerto tradizionali, dalle suite da camera degli ensemble Zeitkratzer, Book of Air e NeoN al monumentale “Sleep” di Max Richter.

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Morton Feldman Piano [Philip Thomas]

Another Timbre, 2019
20th-century classical


(ENGLISH TEXT BELOW)

In ambito classico ogni interpretazione deve fare i conti con un’altra precedente, misurarsi – anche non direttamente ma a posteriori, nel giudizio dell’ascoltatore avveduto – con la conoscenza pregressa di un certo brano e del suo autore. È certamente una pratica molto più comune e “di prassi” di quanto non lo sia intraprendere l’incisione di un’integrale (o quasi), equivalente alla ri-creazione di un ampio e spesso complicato percorso artistico, e dunque di un intero mondo espressivo.

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Melaine Dalibert – Ressac

Another Timbre, 2017
contemporary classical, minimalism


La musica contemporanea mi ha trasmesso l’ossessione del tempo: quello perduto e ritrovato della nostalgia, quello che ci manca (o come direbbe Enrico Ghezzi, quello a cui manchiamo), quello che sentiamo la necessità di mettere a frutto, di rendere “compiuto”. Sono sempre più attratto da una musica – in molti non la chiamerebbero nemmeno tale – che faccia un utilizzo del tempo spropositato, fuori dal comune e forse addirittura fuor di ragione, perché vi riconosco l’utopica volontà di sostituirlo, duplicarlo, abbracciarne l’immateriale estensione.

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