Johnny Chang & Keir GoGwilt – hope lies fallow

Another Timbre, 2022
chamber music, microtonal


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Culturalmente quanto di più distante dal concetto di “secoli bui”, l’epoca precedente il florilegio rinascimentale segnò l’apice di un’espressione artistica umile, ponderata e nondimeno gloriosa, tutta rivolta ai misteri della fede cristiana e intimamente ispirata dal timor di Dio. In un tale contesto, ove scienza e religione intridevano appieno la conoscenza del mondo da parte dell’uomo, non era insolito che venissero alla luce figure poliedriche come Ildegarda di Bingen (1098 –1179), autrice di composizioni musicali e poetiche oltre che depositaria di saperi enciclopedici. Le sue opere riflettono lo stupore contemplativo di fronte alla maestà del Creato, interpretandone l’intrinseca armonia in un cantus firmus di quieta magnificenza.

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Barre Phillips / György Kurtág, Jr. – Face à Face

ECM, 2022
free impro


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È da quando l’arte non ha avuto più nulla da dire che le cose si sono fatte veramente interessanti: l’equilibrio compositivo e l’ideale apollineo dell’espressione umana sono stati soppiantati dal disordine e dalla tensione formale, i nervi del gesto creativo si sono scoperti e liberati dal fardello della significazione e della rappresentazione. Un frastagliato fil rouge attraversa la seconda metà del Novecento sino al nostro presente, ed è quello della più autentica e incompromessa libertà: tra le sue fibre, silenzioso, si dipana il singolare percorso di maturazione artistica del contrabbassista statunitense Barre Phillips, esule volontario nel sud della Francia sin dai primi anni 70.

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Copenhagen Clarinet Choir – Organism

År & Dag, 2022
contemporary classical, chamber music


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C’è chi al descrittivismo o alla narrazione preferisce la mimesi, la piena rispondenza a impulsi tali da rispecchiare l’istintività della natura, più che l’anelito espressivo dell’umano sentire. Ciò non significa che l’esordio del Copenhagen Clarinet Choir, fondato nel 2020, sia avulso da “musicalità” – tutt’altro: i brani ivi presentati parrebbero, idealmente, tradurre in linguaggio sonoro i tratti distintivi delle forme di vita al di fuori della nostra limitata sfera sensoriale, o addirittura estrinsecarne il potenziale timbrico e ritmico che le loro sembianze e i loro comportamenti suggeriscono all’immaginazione performativa.

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LAMIEE. / Dròlo Ensemble – The Deafening Moment of the Whistle After the Noise

Shhpuma, 2022
chamber music, free impro


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Anzitutto lo spaesamento, l’ingresso nel luogo sconosciuto e inconoscibile che l’ingegno musicale dovrebbe sempre preparare. Di lì a poco, la netta sensazione che si stia compiendo di fronte a noi qualcosa di determinante, ancorché inspiegabile: è la travagliata conquista di un’armonia altra, fors’anche sgraziata eppure vibrante, magari del tutto illusoria, di certo prossima a collassare su sé stessa. Le sue voci, ora tremule, ora dirompenti, parlano le lingue inconsulte di una Babele panica che preesiste alla significazione, cercando solamente un primo contatto tentativo con il loro prossimo. L’unico intento dichiarato: dare vita a un suono privo di radici, connubio estraneo di elementi discreti non più del tutto familiari.

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Tetuzi Akiyama / Ayako Kataoka / Kiyomitsu Odai – Manifestation of Perceptual Variables Latent in the Environment

Meenna, 2022
eai


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Rimuovere le griglie compositive dalla creazione musicale appare ancora oggi come un atto estremo e inspiegabile, quando non un escamotage atto a celare presunte inadeguatezze tecniche. Nulla di tutto questo riguarda gli autentici professionisti dell’improvvisazione, i quali anzi accettano ogni volta la sfida di una tabula rasa sulla quale ricostruire da zero un para-linguaggio valido unicamente nel “qui e ora” della performance. Ancor più delle storiche compagini europee e americane, la scena giapponese sembra avere la capacità innata di riadattare costantemente le proprie risorse espressive, imbastendo con agio dialoghi sensibili e profondi con qualsiasi controparte.

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