Bernard Parmegiani – Stries

[Broeckaert / Berweck / Lorenz]

Mode, 2021
electroacoustic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Si tende a identificare i pionieri della musica elettronica del Novecento come creatori reclusi in studio, artefici di opere fissate su nastro e grossomodo riproducibili in maniera sempre uguale, se non per i caratteri specifici del sistema di diffusione adottato. Soltanto chi si dedica attivamente all’interpretazione acusmatica di queste ultime può rivelarci che dietro di esse, in effetti, si celano autentiche e meticolose partiture, gruppi di tracce da orchestrare con estrema attenzione alla spazialità e alla messa in risalto di ciascun dettaglio sonoro.

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Rắn Cạp Đuôi Collective – Ngủ Ngày Ngay Ngày Tận Thế

Subtext, 2021
experimental electronic

(ENGLISH TEXT BELOW)

Non soltanto le temperie storico-artistiche, ma anche un’insospettabile comunione d’intenti e d’orizzonte espressivo era destinata a fare incontrare la Subtext con la corrente hi-tech, vale a dire la frangia più destrutturante e schizoide dell’elettronica contemporanea: una tendenza entro la quale sembra imperare il tentativo di esercitare il controllo su un caos insanabile, spesso appiattito in una bidimensionalità artificiosa e straniante. Le rare eccezioni a questa sorta di nuovo canone formale sono state prontamente intercettate dalla label a cura di James Ginzburg, a cominciare dal misterioso moniker Xin (To Shock the Sky and Shake the Earth, 2018; Melts Into Love, 2019), passando per varie gradazioni intermedie con UCC Harlo e PYUR, arrivando infine a quello che è forse l’approdo più drastico raggiunto sinora: l’abrasivo quinto album del collettivo vietnamita Rắn Cạp Đuôi.

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Michèle Bokanowski – Musique de courts métrages

Invisibilia Editions, 2021
experimental, electroacoustic

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Se la cosiddetta musica d’ambiente (o d’atmosfera) e la colonna sonora si possono considerare in qualche modo imparentate, lo stesso non si può dire per quell’ambito di ricerca sonora – più che sotterraneo, quasi esoterico – che negli ultimi anni del secolo scorso, in Francia, hanno assunto arbitrariamente il nome di cinéma pour l’oreille, complice l’omonima serie discografica curata da Jérôme Noetinger per l’etichetta Metamkine. Con un alto grado d’astrazione e una libertà drammaturgica senza compromessi, tale corrente ha voluto trascendere la musica per film affinché fosse la musica stessa a divenire il film, la sala buia ove la percezione uditiva si pone come l’esclusivo referente di un rinnovato orizzonte immaginifico, emancipato dai più rigidi e oggettivanti schemi dell’interpretazione visiva.

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Nicola Di Croce – Affective Room Tones

901 Editions, 2021
ambient, field recordings

Cover image by Giacomo Cosua. © Veilhan/ADAGP 2021

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Quand’è che uno spazio diventa luogo? È sufficiente conferirvi una funzione, un determinato carattere, affinché possa acquisire la propria identità? O è piuttosto la presenza di esseri senzienti a sottrarlo all’anonimia? Le installazioni sonore di Nicola Di Croce – come in fondo ogni opera d’arte – non possono realmente prescindere da coloro che ne faranno esperienza diretta, e anzi esse si nutrono di questa necessaria interazione fisica, sensoriale ed emotiva.
Registrato negli spazi dello Studio Venezia di Xavier Veilhan – allestimento progettato per la Biennale di Venezia 2017 –, Affective Room Tones accoglie e integra in sé le voci degli avventori e le altre tracce inavvertite del loro passaggio, elementi acustici in grado di popolare e modificare le sorgenti di diffusione predisposte dall’artista.

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