Sarah Hennies – The Reinvention of Romance

Two-Way Street

Astral Spirits, 2020
contemporary classical, post-minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Che sensazioni provoca, a pelle, questa accattivante immagine di copertina? Probabilmente un lieve fastidio superficiale, un dubbio di carattere fisico, oppure soltanto un complice e sardonico sorrisetto. Ciò che la curiosa fotografia scattata da Sarah Hennies (*1979) ci mostra è un disastro potenziale: un equilibrio precario fondato su un contrasto insanabile, benché la vicinanza e lo spessore dei chiodi siano sufficienti a scongiurare l’esplosione del palloncino rosa. Niente male, come metafora della relazione amorosa – quella, s’intende, che faticosamente supera la prova del tempo, tra incidenti di percorso e un occasionale, rinnovato stupore.

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Luc Ex – Music of Inevitable Sounds

Trost, 2020
contemporary classical, avantgarde

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C’è chi rifugge la mìmesis del reale, trovando nell’astrazione formale un espediente per dare adito a inusitate dimensioni espressive – talvolta quasi impenetrabili da parte altrui –, e c’è invece chi pare abbeverarsi, e finanche si inebria della diversificata e onnipresente selva di rumori quotidiani, arrendendosi a quella che nell’esistenza odierna è divenuta ormai una “pornofonia” generalizzata e soverchiante. Un eccesso di stimoli sensoriali che ci circonda ma che progressivamente si deposita e inficia la nostra attività cerebrale, come le polveri sottili nei polmoni, tale da renderci persino incapaci di immaginarne la completa assenza, o di godere appieno dei momenti di quiete che sempre più di rado ci sono offerti.

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William Basinski – Lamentations

Temporary Residence Ltd., 2020
ambient, tape music

(ENGLISH TEXT BELOW)

Occorre risalire alle scritture dell’Antico Testamento per comprendere il senso della lamentatio, il grido che sorge dalla tragedia umana ed echeggia nella storia per voce dei profeti e degli evangelisti, dalla devastazione di Gerusalemme per mano dei Babilonesi alla crocifissione di Cristo. Nelle arti occidentali, in particolare, ha attraversato i secoli l’immagine della Mater dolorosa davanti al corpo senza vita del figlio, eternata nelle opere di Giotto, Michelangelo e Giovanni Bellini ma anche nelle polifonie dei maestri di cappella rinascimentali, sino ai nostri contemporanei quali Penderecki, Pärt, Górecki e MacMillan.
Niente affatto scevra da una propria forma di sacralità e trascendenza, si può dire che l’intera opera di William Basinski consista nel dare forma concreta al lamento del tempo: quello perduto e ineffabile della malinconia, cristallizzata nell’incessante iterazione di cellule motiviche, e quello della realtà che decade e si dissolve sotto i nostri occhi, un istante dopo l’altro, finché non ne rimane soltanto la più esile essenza.

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Giacinto Scelsi – Suite No.9; Quattro illustrazioni; Un Adieu

Shira Legmann, piano

Elsewhere, 2020
20th-century classical

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Ogni valido ascolto, a suo modo, dovrebbe essere dedicato. Anche per il più assiduo musicofilo la tentazione e le occasioni di distrarsi sono sempre dietro l’angolo: eppure, in certi casi, è la musica stessa l’antidoto che risolleva la soglia d’attenzione, la forza magnetica che ci fa riacquistare coscienza e sembra spingerci finanche oltre i limiti della stessa. E se, da un lato, l’intera linea editoriale della Elsewhere di Yuko Zama rappresenta un’esortazione – o addirittura un’educazione – all’ascolto profondo, così anche l’opera mistica e inclassificabile di Giacinto Scelsi riesce ogni volta a esercitare una propria perturbante forma di seduzione, scardinando qualsiasi senso di familiarità per accedere a una dimensione di assoluta alterità formale ed espressiva.

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Anna von Hausswolff – All Thoughts Fly

Southern Lord, 2020
ambient/drone, minimalism

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Può risultare limitante e dannoso, per un artista, ritrovarsi incasellato in una precisa corrente o in un ambito stilistico che ne circoscriva il pubblico potenziale, così precludendo, in molti casi, una trasversalità che nel panorama contemporaneo è invece quantomai realizzabile. La figlia d’arte Anna von Hausswolff, pur godendo già da diversi anni di ampio riscontro presso il pubblico underground, sembra voler “assolutizzare” la sfera tematica e simbolica dalla quale anche altri nomi d’area dark hanno vieppiù teso a disancorarsi: è anche lei parte, insomma, del graduale e generalizzato spostamento d’attenzione dall’immanente al trascendente, della spinta verso una nuova dimensione sacrale e spirituale che tuttavia non tralascia la radice fragilmente umana dalla quale scaturisce. 

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