Anna von Hausswolff – All Thoughts Fly

Southern Lord, 2020
ambient/drone, minimalism

(ENGLISH TEXT BELOW)

Può risultare limitante e dannoso, per un artista, ritrovarsi incasellato in una precisa corrente o in un ambito stilistico che ne circoscriva il pubblico potenziale, così precludendo, in molti casi, una trasversalità che nel panorama contemporaneo è invece quantomai realizzabile. La figlia d’arte Anna von Hausswolff, pur godendo già da diversi anni di ampio riscontro presso il pubblico underground, sembra voler “assolutizzare” la sfera tematica e simbolica dalla quale anche altri nomi d’area dark hanno vieppiù teso a disancorarsi: è anche lei parte, insomma, del graduale e generalizzato spostamento d’attenzione dall’immanente al trascendente, della spinta verso una nuova dimensione sacrale e spirituale che tuttavia non tralascia la radice fragilmente umana dalla quale scaturisce. 

Anche nel caso di Hausswolff il viatico, la guida in questo percorso è rappresentata dall’organo a canne, monumento della musica sacra occidentale che oggi si riverbera nella nuova composizione di matrice ambient/drone: una rinascita espressiva che si estende idealmente da Ravedeath, 1972 (2011) di Tim Hecker a Lassitude (2020) di Lawrence English, senza però dimenticare le comprimarie svedesi Ellen Arkbro e Maria w Horn; è attraverso queste e altre figure che si dipana il ritrovato interesse per le singolari proprietà timbriche, gli effetti di risonanza e le maestose architetture sonore dell’organo, protagonista esclusivo di All Thoughts Fly – edito stavolta dalla Southern Lord di Greg Anderson.


Pur trattandosi già del quinto album a firma unica di Hausswolff in soli dieci anni, è il primo di essi a essere concepito ed eseguito in completa solitudine: nelle sessioni di registrazione presso la chiesa Örgryte di Göteborg, tenutesi nel gennaio 2020, la musicista scandinava accentua un’indole già evidente in certe solenni evocazioni da Ceremony (2013) e The Miraculous (2015), ispirandosi alle vedute e alle sculture di pietra del Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo, come mero pretesto per immergersi totalmente nelle vibrazioni d’aria dell’imponente strumento, replica di un modello costruito dal tedesco Arp Schnitger sul finire del Seicento.

Ma il processo compositivo dell’organista – ormai pienamente padrona delle meccaniche e degli effetti ricavabili dalla manipolazione delle leve in tempo reale – non si esaurisce nella sola interpretazione dal vivo: già a un primo ascolto, infatti, si rivela determinante l’accurato sound design successivamente attuato in studio, a fianco del fidato collaboratore Filip Leyman (anche membro del nuovo quintetto BADA, quest’anno all’esordio discografico su Pomperipossa).
È un raffinato gioco di livelli uditivi concomitanti e di prospettive mutevoli quello che si realizza, in forme sempre nuove, lungo le sette tracce inedite: a passi di enfatica e meditativa giustapposizione armonica, raffrontabili al recente Cantus, Descant di Sarah Davachi (“Dolore di Orsini”, l’inebriante processo additivo e sottrattivo di “Persefone”), si alternano episodi derivanti dalla decostruzione e riassemblaggio spazializzato di cellule e impasti sonori discreti (“Theatre of Nature”, “Sacro Bosco”, “Entering”), una tavolozza di cromie e densità acustiche che si adatta di volta in volta alle molteplici sfumature di un melodrammatico e goticheggiante chiaroscuro.

Sebbene il disegno polifonico di Anna von Hausswolff si realizzi efficacemente in ciascun brano, di fronte all’ambizione e alla scala macroscopica della title track il resto finisce col sembrare, per contrasto, una serie di pur notevoli études preparatori: “All Thoughts Fly” stabilisce un proprio spontaneo legame con le spirali ritmiche del minimalismo americano per mezzo di una laboriosa stratificazione di motivi circolari, sistemi tonali autonomi e complementari che convergono progressivamente in una baluginante ed estatica saturazione, il pieno compimento di una soverchiante visione al di là del bene e del male.
Il conciliante excipit melodico “Outside the Gate (For Bruna)”, che all’ascoltatore di cultura italiana potrebbe facilmente ricordare il tema de “La cura” di Franco Battiato, ci riporta per mano nella tiepida luce del giorno filtrata dalle mura della grotta mistica, tempio interiore di una musicista che sta per raggiungere – se non l’ha già fatto – la quintessenza della propria ricerca espressiva.


For an artist it can be both limiting and detrimental to find him or herself pigeonholed into a specific current or stylistic context that circumscribes his or her potential audience, thus precluding, in many cases, a transversality otherwise more easily achievable than ever in the contemporary panorama. While having already enjoyed a wide response from the underground public for several years now, daughter of art Anna von Hausswolff seems to want to “absolutize” the thematic and symbolic sphere from which other names in the field of dark music have increasingly tended to break away: meaning that she, too, is part of the gradual and generalized shift of attention from the immanent to the transcendent, of the drive towards a new sacral and spiritual dimension which nevertheless doesn’t neglect the fragile human root from which it arises.

Also in Hausswolff’s case the viaticum, the guide along this path is represented by the pipe organ, a monument of Western sacred music that today reverberates in the new ambient/drone compositional practices: an expressive rebirth that ideally extends from Tim Hecker’s Ravedeath, 1972 (2011) to Lawrence English’s Lassitude (2020), without forgetting Swedish female peers such as Ellen Arkbro and Maria w Horn; it is through these and other figures that unfolds the newfound interest in the singular tonal properties, resonance effects and majestic sound architectures of the organ, the exclusive protagonist of All Thoughts Fly – this time published by Greg Anderson’s Southern Lord.

Although this is already Hausswolff’s fifth album in her own name in just a decade, it is the first of them to be conceived and performed in complete solitude: in the recording sessions at the Örgryte church in Gothenburg, held in January 2020, the Scandinavian musician accentuates a temperament already evident in certain solemn evocations from Ceremony (2013) and The Miraculous (2015), now drawing inspiration from the views and stone sculptures of the Sacro Bosco in Bomarzo, province of Viterbo, Italy, as a mere pretext to totally immerse herself in the vibrations of air of the imposing instrument, a replica of a model built by Germany’s Arp Schnitger at the end of the 17th century.

But the compositional process of the organist – now fully master of the mechanics and effects derivable from the real-time manipulation of the speaking stops – is not resolved in the live interpretation alone: ​​already at first listening, in fact, proving decisive is the accurate sound design subsequently operated in the studio, alongside the trusted collaborator Filip Leyman (also a member of the new quintet BADA, making their debut this year on Pomperipossa).
It’s a refined play of concomitant auditory levels and mutable perspectives that takes place, in ever new forms, along the seven tracks: moments of emphatic and meditative harmonic juxtaposition, comparable to Sarah Davachi’s recent Cantus, Descant (“Dolore di Orsini”, the inebriating additive and subtractive process of “Persephone”), alternate with passages deriving from the deconstruction and spatialized reassembly of discrete sonic cells and mixtures (“Theatre of Nature”, “Sacro Bosco”, “Entering”), a palette of acoustic hues and densities adapting itself, from time to time, to the manifold shades of a melodramatic, gothic-like chiaroscuro.

While Anna von Hausswolff’s polyphonic plan is effectively realized in each piece, when faced with the ambition and macroscopic scale of the title track the rest ends up seeming, by contrast, like a series of notable preparatory studies: “All Thoughts Fly” establishes its own spontaneous connection with the rhythmic spirals of American minimalism by means of a laborious layering of circular motifs, autonomous and complementary tonal systems that progressively converge in a shimmering and ecstatic saturation, the full prospect of an overwhelming vision beyond good and evil.
The conciliatory melodic excipit “Outside the Gate (For Bruna)” guides us back by the hand to the warm daylight filtered by the walls of the mystical cave, the inner temple of a musician who is about to reach – if she hasn’t already – the quintessence of her own expressive research.

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