Alvin Lucier – Works for the Ever Present Orchestra

Black Truffle, 2020
experimental, sound art

(ENGLISH TEXT BELOW)

Si è visto anche negli ultimi tempi come gli stilemi della ricerca drone ed elettroacustica stiano facendo un ingresso sempre più deciso nella composizione “classica”: un riavvicinamento alla strumentazione tradizionale che non tradisce – e anzi arricchisce di ulteriori densità e nuances cromatiche – gli studi sulla percezione e le pratiche di ascolto profondo introdotti nel secondo Novecento. Dunque solo in apparenza un “ritorno all’ordine”, e piuttosto una strategia vincente per portare tali sonorità anche in quelle sale da concerto che ancora faticano ad accogliere le innumerevoli schegge della contemporaneità. 
Se volessimo individuare le figure-guida di queste e molte altre affascinanti propaggini creative, dovremmo senz’altro tenere in conto due pionieri come Éliane Radigue e lo statunitense Alvin Lucier: risaliti alla radice del suono puro, l’una attraverso il sintetizzatore modulare ARP 2500, l’altro ricorrendo alla matericità degli oggetti (‘No ideas but in things’), entrambi si rivolgono oggi a fidati musicisti assieme ai quali perpetuare e far evolvere le loro pluridecennali intuizioni.


Così nel 2016 nasceva la Ever Present Orchestra, ideata da Lucier e diretta da Bernhard Rietbrock: nome quantomai appropriato per un ensemble dedito all’incarnazione di fenomenologie acustiche prive di ulteriori riferimenti concettuali o espressivi, veicolate in un perpetuo ‘adesso’ che origina e si compie unicamente in se stesso.
Nella più importante ricognizione discografica dedicata a Lucier dai tempi della Lovely Music Ltd. di Robert Ashley, la Black Truffle di Oren Ambarchi (anch’egli membro dell’Orchestra) aveva già anticipato gli attuali sviluppi con le pubblicazioni in vinile Illuminated by the Moon (4xLP, 2018) e Criss Cross / Hanover (LP, 2018), dove già compariva un numero significativo di musicisti che avrebbero preso parte a quello che di fatto è un ensemble da camera “allargato”, e che in questo doppio Lp viene presentato ufficialmente con l’esecuzione di quattro brani (più due bonus) dal repertorio recente di Lucier.

Ever Present Orchestra

Tilted Arc” (2018), il cui titolo rievoca la controversa scultura urbana di Richard Serra, presenta da subito l’intero organico di quattro chitarre elettriche, quattro sassofoni, quattro violini, pianoforte e glockenspiel vibrato. Ma l’estrema coesione del macro-suono generato riesce a celare gran parte degli strumenti dell’orchestra, con l’eccezione dei netti rintocchi del piano e della fragile tonalità dei violini. Un lungo brano che torna a giocarsi sulle intersezioni di microtoni e ipertoni oscillanti, ottenuti con l’utilizzo di e-bow sulle chitarre amplificate, mentre archi e fiati si alternano nel sostenere note acute dal carattere spettrale.
È questa una tra le modalità principali attraverso cui la scrittura di Lucier rivela i suoi molteplici effetti psicoacustici, derivanti soprattutto dalla posizione dell’ascoltatore nello spazio e dal suo direzionamento: se si diffonde il brano con un impianto audio esterno, infatti, è sufficiente voltare la testa per ottenere un immediato cambio di prospettiva e un differente livello di dettaglio uditivo.

Si concentra invece sulle quattro chitarre “Double Helix” (2018), elevamento a potenza del duo di “Criss Cross” scritto per Oren Ambarchi e Stephen O’Malley. Rispetto alla riverberante saturazione di “Tilted Arc” sono qui le vibrazioni basse a primeggiare: una sorta di ossimorico “bagliore oscuro” che si propaga in ondate concentriche, laddove gli spostamenti e la distanza tra le intonazioni degli strumenti producono pattern ritmici apparenti d’intensità sempre cangiante – l’illusione è proprio quella di un vorticoso moto rotatorio dal timbro smorzato –; un fenomeno già ampiamente dimostrato nella produzione di Lucier, e che anche qui non manca di sortire un effetto gentilmente ipnotico senza affaticare l’orecchio.

EPO-5” (2019) ritorna nel registro acuto con l’organico misto di due chitarre, sassofono, violino e glockenspiel. Simulando nuovamente il movimento dell’instabile unisono nello spazio, il presente quintetto sembra tracciare una linea ininterrotta attraverso il rarefatto puntillismo di maestri contemporanei quali Antoine Beuger e Jürg Frey, tra i più illuminati eredi delle avanguardie post-cageane e, dunque, della storica ‘scuola newyorkese’ di cui lo stesso Lucier è sempre stato un relativo outsider. È la musica di uno spazio fisico e mentale al contempo, il soverchiante stridore di una lenta ascesa alle pendici di un pentagramma idealmente privo di confini.

L’ultimo lato dell’edizione in vinile è occupato da “Semicircle” (2017), unico brano legato a una più netta ed evidente progressione tonale: il battito regolare del pianoforte in tempo andante funge da barometro per l’attraversamento di tutti i microtoni intermedi da parte degli altri strumenti (quattro violini, tre chitarre e quattro sassofoni); i diciotto minuti di durata si dividono tra un movimento ascendente e uno discendente, un’espansione e una contrazione che ci riportano al principio senza chiudere, per l’appunto, un cerchio completo, bensì azzerandosi gradualmente per via sottrattiva.

Alvin Lucier

Le due tracce bonus disponibili nella versione digitale dell’album avrebbero certo meritato l’aggiunta di un LP alla pubblicazione fisica: si tratta di adattamenti per la Ever Present Orchestra dei brani coevi “Two Circles” e “Braid” (2012), entrambi presentati al festival per l’85esimo compleanno di Lucier, ospitato nel 2016 dalla Zurich University of the Arts (documentato nel summenzionato boxset Illuminated by the Moon). Due composizioni che parrebbero confermare il sottile legame di Lucier con la poetica riduzionista del collettivo Wandelweiser: protagonisti della musica di oggi che si rendono gli emissari di un’estetica che, attraverso le tenui sfumature di una mutevole stasi, apre l’orizzonte percettivo a rivelazioni tanto minute quanto trasformanti, poiché troppo a lungo eluse – più o meno volutamente – da ogni fazione dell’intellighenzia accademica. Anche per questo l’iniziativa discografica della Black Truffle assume una rilevanza inedita e crescente nella continuità del suo tributo al visionario decano della sperimentazione americana.


In recent times, too, we’ve seen how the stylistic features of drone and electroacoustic research are making an increasingly decisive entry into “classical” composition: a rapprochement to traditional instrumentation that does not betray – and indeed enriches with further densities and chromatic nuances – the studies on perception and the deep listening practices introduced in the second half of the twentieth century. Only apparently, therefore, this can be regarded as a “return to order”, and rather a winning strategy to take these sounds to the kind of concert halls that still struggle to accommodate the countless shards of contemporary music.
If one had to identify the guiding figures of these and many other fascinating creative offshoots, one would necessarily consider two pioneers such as Éliane Radigue and the American Alvin Lucier: having gone back to the root of pure sound, the former through the ARP 2500 modular synthesizer, the latter resorting to the materiality of objects (‘No ideas but in things’), today both have turned to some trusted musicians with whom they can perpetuate and further evolve  their decades-long intuitions.

Thus in 2016 the Ever Present Orchestra came to life, conceived by Lucier himself and conducted by Bernhard Rietbrock: a highly appropriate name for an ensemble devoted to the embodiment of acoustic phenomenologies without further conceptual or expressive references, conveyed in a perpetual ‘nowness’ that originates and comes to fulfillment in itself alone.
In the most relevant discographic survey dedicated to Lucier since Robert Ashley’s Lovely Music Ltd., the Black Truffle imprint run by Oren Ambarchi (also a member of the Orchestra) had already anticipated the present developments with the vinyl releases Illuminated by the Moon (4xLP, 2018) and Criss Cross / Hanover (LP, 2018), where a significant number of musicians already appeared who would have taken part in what now is, in fact, an “enlarged” chamber ensemble, and which in this new double LP is officially presented with the performance of four pieces (plus two bonuses) from Lucier’s recent repertoire.

Tilted Arc” (2018), whose title evokes Richard Serra’s controversial urban sculpture, immediately presents the entire organic of four electric guitars, four saxophones, four violins, piano and bowed glockenspiel. But the extreme cohesion of the macro-sound generated manages to conceal most of the orchestra’s instruments, with the exception of the clear stroking of the piano and the fragile tone of the violins. A long piece that once again plays on the intersections of oscillating microtones and overtones, obtained with the use of e-bows on the amplified guitars, while strings and wind instruments alternate in sustaining high notes with a ghostly air to them.
This is one of the primary ways through which Lucier’s writing reveals its multiple psychoacoustic effects, deriving above all from the position in space and the direction of the listener: if the piece is diffused through an external audio system, in fact, it is sufficient to turn your head to obtain an immediate change of perspective and a different level of auditory detail.

Instead focused on the four guitars is “Double Helix” (2018), the exponentiation of the “Criss Cross” duo written for Oren Ambarchi and Stephen O’Malley. Compared to the reverberating saturation of “Tilted Arc”, the low vibrations are those standing out here: a sort of oxymoronic “dark glow” that propagates in concentric waves, where the displacements and the distance between the pitches of the instruments produce apparent rhythmic patterns of ever-changing intensity – the illusion is precisely that of a swirling, timbrally muted rotary motion –; a phenomenon already extensively explored in Lucier’s production and which here, too, doesn’t fail to exert a gently hypnotic effect without tiring the ear.

EPO-5” (2019) returns to the high register with a mixed ensemble of two guitars, saxophone, violin and glockenspiel. Once more simulating their unstable unison’s movement in space, the present quintet seems to draw a continuous line through the rarefied pointillism of contemporary masters such as Antoine Beuger and Jürg Frey, among the most enlightened heirs of the post-Cagean avant-garde and, therefore, of the historical New York School of which Lucier himself has always been kind of an outsider. It’s the music of a space both physical and mental, the overwhelming screech of a slow ascent on the slopes of an ideally boundless pentagram.

The last side of the vinyl edition is occupied by “Semicircle” (2017), the only piece linked to a sharper and more evident tonal progression: the regular andante beat of the piano acts as a barometer for the other instruments (four violins, three guitars and four saxophones) traversing all the intermediate microtones; the eighteen minutes are divided between an ascending and a descending movement, an expansion and a contraction that bring us back to the beginning without closing, indeed, a full circle, but gradually resetting itself by means of subtraction.

The two bonus tracks available with the album’s digital version would have certainly deserved the addition of an LP to the physical release: these are adaptations for the Ever Present Orchestra of the coeval pieces “Two Circles” and “Braid” (2012), both presented at Lucier’s 85th birthday festival, hosted in 2016 by the Zurich University of the Arts (documented in the aforementioned boxset Illuminated by the Moon). Two compositions that seem to confirm Lucier’s subtle link with the reductionist poetics of the Wandelweiser collective: protagonists of today’s music who represent the emissaries of an aesthetic that, through the subtle nuances of a mutable stasis, opens the perceptive horizon to revelations as minute as they are transformative, having been long eluded – more or less deliberately – by every faction of the academic intelligentsia. Also for this reason, the Black Truffle discographic initiative takes on an unprecedented and growing importance in the continuity of its tribute to the visionary dean of American experimentation.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...