Simone Movio – Libro di terra e d’incanti

Livia Rado, mdi ensemble
Beat Furrer

Kairos, 2020
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

È rimasto scritto sulla lavagnetta
tra le cose da non dimenticare.
Sale grosso multa carta da regalo
posta bollettino tacchi da pagare.
Dopo l’esame delle feci guarnizione
andare Verano per la cremazione.

La distintiva forma poetica dei “Promemoria” di Andrea Bajani nasce dalla superficie piatta, dal nero su bianco dell’annotazione quotidiana, per poi procedere nelle profondità non lineari né consequenziali della mente, dove pensieri e funzioni primarie si affastellano e si mescolano a visioni di respiro universale. Allo stesso modo, l’immaginazione musicale di Simone Movio (*1978) capovolge il piano orizzontale del tempo presente, affrontando una sorta di caduta libera tra le concatenazioni di un linguaggio liberato dalle norme della logica, della sintassi e persino del senso compiuto.

Anche in precedenza, a ben vedere, il pensiero musicale di Movio ha intrattenuto un rapporto privilegiato e fecondo con la letteratura e la poesia, come se la parola scritta fosse un codice a partire dal quale estrinsecare un multiforme florilegio di figure ricorrenti e rivelazioni improvvise: è la potenza generatrice di una musica che “non si sviluppa ma piuttosto si dispiega” in quanto “la sua essenza non è il discorso, ma l’epifania.” (Markus Böggemann)
Nel “Libro di terra e d’incanti” (2016 – 19) diviene dunque sorgente e complemento integrale della sua inventiva il surrealismo in versi liberi di Bajani: una dialettica rimata del sogno a occhi aperti, pervasa di uno spirito adulto e fanciullo al tempo stesso. Un flusso rigoglioso atto a “far figliare le parole”, come ben sintetizza uno dei passi più suggestivi: Aprire le gabbie togliere le virgole / allontanare tutti i punti sparare / in aria lasciar scappare le parole / nella notte sentirle abbaiare nei / dintorni la mattina sentirle rientrare / da sole le parole non ci sanno stare / fare la conta di quelle non rientrate / chiudere le gabbie sentirle ringhiare.

Dalla recitazione impassibile del preludio qui riportato in epigrafe – evocazione sinestetica di un immoto interno domestico – si scivola gradualmente nell’enfasi lirica del monodramma, imperniato sull’intensa performance del soprano Livia Rado, autentico dono di grazia per la musica vocale contemporanea: a lei si unisce il milanese mdi ensemble sotto la direzione di Beat Furrer (tra gli autori più rappresentati nel catalogo dell’austriaca Kairos Music), maestro e mentore dal ruolo determinante nel percorso di maturazione artistica di Movio, che ne eredita il tratto deciso e le complesse architetture sonore.
La drammaturgia del ‘Libro’ avanza dalle inquiete zone d’ombra dei primi due movimenti alle correnti alternate e in divenire della sequenza “Ricordarsi prima di morire”, che segna l’ingresso nel vivo della composizione sia in termini formali che espressivi. Da qui in poi, infatti, si rende vieppiù evidente la discrepanza tra il frasario onirico di Bajani e il piglio decisamente più allucinato di Movio, sottolineato da vertiginosi moti discendenti in staccato, laddove gli archi e il pianoforte spesso ricalcano all’unisono le progressioni irregolari del soprano, mentre i fiati ne emulano i lancinanti acuti.

Simone Movio | © Manu Theobald

La struttura dell’opera prevede tre intermezzi che, sebbene meno impetuosi delle sequenze principali, mantengono una tensione costante senza realmente attutire l’impatto complessivo della narrazione: il terzo di questi, in particolare, insiste sull’incedere nervoso dell’episodio centrale, squassante sintesi tra la concretezza del più severo serialismo e i “bad trip” elettriformi di Romitelli. Di quest’ultimo ritornano poi i virulenti glissati nel passo più esteso ed enigmatico del ‘Libro’: l’Adagio Concertato “In generale aspettare primavera” è un gioco sulla percezione e sulla significazione del mondo visto attraverso gli occhi dell’infanzia; Movio (ri)compone ciò che Bajani destruttura e sovverte a piacimento nella sua sghemba lettura della realtà, sottratta al dominio del razionale e del “cosiddetto” (Imparare a parlare dai bambini. / Inventare il plurale delle cose. / Un bau due tre quattro bai. / Dimenticare le coniugazioni / far cadere in terra il tempo. / Non camminarci sopra scalzi.).
Il postludio filiforme che sigilla l’opera raccoglie le ultime indicazioni al tempo infinito, dunque in certo modo assolute e potenzialmente destinate a chiunque legga o ascolti. La voce eburnea di Livia Rado tocca con precisione gli estremi del registro più elevato e raggiunge così l’apogeo tonale e tematico della raccolta: “traslocare dentro un’altra lingua” come se fosse un’abitazione, conservare solo l’essenziale rinunciando a ogni superfluo arredamento, per poi “affacciarsi alla finestra” e “trovarsi il mare sulla destra”, sublime e definitiva via di fuga poetica.

In mano a sensibilità rare, il decadimento dei codici espressivi preesistenti può giovare a qualunque forma artistica, incontrando nuove prospettive utili all’interpretazione della dimensione interiore ed esteriore. E senza mezze misure, Movio identifica la parola come “la più alta possibilità d’esistenza di un suono che contempli direttamente una realtà interiore, uno sforzo umano di farsi veicolo. L’essenziale non è il significato delle parole, ma il misterioso, arcano e poetico potere del loro risuonare.”
A sei anni dal primo album monografico Tuniche, edito da Col Legno ed eseguito dal Klangforum Wien, il giovane compositore italiano aggiunge un tassello di assoluto prestigio alla propria discografia con un’opera stratificata e suggestiva a ogni livello, affidata a una combo di musicisti che difficilmente troverà eguali in altre eventuali interpretazioni.


Listen on Spotify

Line-up: Livia Rado (soprano); mdi ensemble: Sonia Formenti (flute), Paolo Casiraghi (clarinet), Lorenzo Gentili-Tedeschi (violin), Paolo Fumagalli (viola), Giorgio Casati (violoncello), Luca Ieracitano (piano); Beat Furrer (conductor)

Andrea Bajani, Promemoria, © 2017 Giulio Einaudi Editore


It was left written on the slate
among things not to be forgotten.
Coarse salt pay fine wrapping
paper post-office form
high heels to be paid for.
After the stool test gasket
go to Verano for cremation.

The distinctive poetic form of Andrea Bajani’s “Promemoria” arises from the flat surface, from the black-on-white of the daily note, to then proceed into the non-linear nor consequential depths of the mind, where primary thoughts and functions are bundled and mixed with visions that are universal in scope. In the same way, Simone Movio’s (*1978) musical imagination turns the horizontal plane of present time upside down, facing a sort of freefall between the concatenations of a language freed from the rules of logic, syntax, and even complete sense.

Also previously, on closer inspection, Movio’s musical thought has had a privileged and fruitful relationship with literature and poetry, as if the written word were a code from which to externalize a multifaceted florilege of recurring figures and sudden revelations: it’s the generative power of a music that “does not develop but rather unveils”, since “its essence is not discourse, but epiphany”. (Markus Böggemann)
Therefore in “Libro di terra e d’incanti” [A Book of Earth and Enchantment] (2016 – 19), Bajani’s surrealism in free verse becomes a source and integral complement of Movio’s inventiveness: a dialectic of the daydream, pervaded by a spirit which is adult and child at the time same. A thriving flow that can “get words to breed”, as one of the most suggestive passages encapsulates: Open the cages take out the commas / drive away all the full stops shoot / into the air let the words flee / into the night hear them bark in / the vicinity in the morning hear them come home words / don’t know how to stay alone count / the ones who haven’t come back / close the cages to hear them growl.

From the impassive recitation of the prelude epigraphed above – the synaesthetic evocation of a motionless domestic interior – we gradually slip into the lyrical emphasis of the monodrama, centered around the intense performance of soprano Livia Rado, an authentic gift of grace for contemporary vocal music: here, she is joined by Milan’s mdi ensemble under the conduction of Beat Furrer (one of the most represented authors in the catalog of the Austrian imprint Kairos Music), teacher and mentor whose role has been decisive in Movio’s path of artistic maturity, resulting in the inheritance of Furrer’s decisive trait and complex sonic architectures.
The dramaturgy of the ‘Book’ advances from the unquiet shadows of the first two movements to the alternating and evolving currents of the sequence “Ricordarsi prima di morire” [Remember before Dying], which marks the entry into the heart of the composition both in formal and expressive terms. From here on, in fact, the discrepancy between Bajani’s dreamlike phrasebook and Movio’s way more hallucinated approach becomes increasingly evident, here underlined by dizzying descending motions in staccato, where the piano and strings often follow in unison the soprano’s irregular progressions, while the woodwinds emulate her piercing high notes.

Livia Rado | mdi ensemble | Beat Furrer

The structure of the work includes three interludes which, although less impetuous than the main sequences, maintain a constant tension without actually mitigating the overall impact of the narrative: the third one, in particular, insists on the nervous pace of the central episode, a synthesis between the concreteness of the most severe serialism and Fausto Romitelli’s electriform “bad trips”. Of the latter are then evoked the virulent glissandi in the most extensive and enigmatic passage of the ‘Book’: the Adagio Concertato “In generale aspettare primavera” [In General, Wait for Spring to Come] is a play on the perception and signification of the world as seen through a child’s eyes; Movio (re)composes what Bajani destructures and subverts at will in his skewed reading of reality, removed from the domain of the rational and the “so-called” (Learn to speak from children. / Invent the plural of things. / One woof two three four wooves. / Forget the conjugations / let time fall to earth. / Don’t walk on it barefoot.)
The filiform postlude that seals the work gathers the latest indications in the infinitive tense, therefore somewhat absolute and potentially intended for anyone reading or listening. Livia Rado’s ivory voice exactly touches the extremes of the highest register and in so doing reaches the tonal and thematic apogee of the collection: “move into another language” as if it were a house, keeping only the essentials, renouncing any superfluous furniture, to then “look out the window” and “find the sea on the right”, the sublime and ultimate poetic escape route.

In the hands of rare sensitivities, the decay of pre-existing expressive codes can benefit any artistic form, encountering new perspectives useful for the interpretation of one’s inner and outer dimension. And without half measures, Movio identifies the word as “the highest possibility of existence for a sound, one which directly contemplates an inner reality, a human effort to become its vehicle. The essential lies not in the meaning of the words, but in the mysterious, arcane and poetic power of their resonance.”
Six years after his first portrait album Tuniche, published by Col Legno and performed by Klangforum Wien, the young Italian composer adds a piece of absolute prestige to his discography with a work stratified and suggestive at every level, entrusted to a combo of musicians that will be hard to equal in any other eventual interpretation.

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