Keith Rowe – The Room Extended

Erstwhile, 2016
eai

design by Keith Rowe and Yuko Zama

Live and invent. I have tried. I must have tried. Invent. It is not the word. Neither is to live. No matter. I have tried. […] I say living without knowing what it is. I tried to live without knowing what I was trying. Perhaps I have lived afterall, without knowing.

(Samuel Beckett, “Malone Dies”)

“Invenzione” designa di solito qualcosa di compiuto, diverso e tendenzialmente migliore rispetto ai suoi predecessori. La storia, l’arte – e ancor meno la musica – non premiano chi procede per tentativi, a meno che non raggiunga un risultato concreto e tangibile.
Circa dieci anni fa Keith Rowe firmava il primo lavoro solista nel catalogo Erstwhile: The Room è la metafora perfetta di una ricerca sedentaria, che ammette i confini spaziali e demolisce quelli espressivi; uno spazio-tempo immobile dove è possibile lasciare soltanto segni sottili e impermanenti, o intercettare ciò che ne proviene al di fuori del proprio agire.

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Keith Rowe / John Tilbury – enough still not to know

Sofa, 2015
eai

cover art by Kjell Bjørgeengen

Una fede in niente ma totale. (Claudio Parmiggiani)

Una volta ho letto una citazione, presumibilmente (e molto ovviamente) attribuita a Andy Warhol, che diceva qualcosa del genere: “Molte persone riescono ad accettare la vita come priva di significato. Allora perché in tanti non accettano l’insignificanza dell’arte?”. E questo fu detto da qualcuno la cui opera aveva ancora un significato ben preciso – il quale potrebbe essere spiegato senza grande sforzo da qualunque scolaro adolescente.

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