[V.A.] Scelsi Revisited

Klangforum Wien
Sylvain Cambreling • Sian Edwards • Johannes Kalitzke • Emilio Pomàrico

Kairos, 2020
contemporary classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Scetticismo e leggende metropolitane hanno attraversato la vita del conte Giacinto Francesco Maria Scelsi, ma anche amicizie e collaborazioni con musicisti illustri, primi testimoni di una rivoluzione espressiva che oggi sarebbe decisamente più arduo mettere in discussione. Osannato in tempi non sospetti dai membri dei gruppi sperimentali Nuova Consonanza e Musica Elettronica Viva (MEV), nel tempo Scelsi è divenuto un riferimento assoluto nell’ambito della musica drone e microtonale, nonché il dedicatario di un festival monografico a Basilea (tenutosi dal 2015 per sei edizioni consecutive). 
L’apertura degli archivi documentali da parte della Fondazione Isabella Scelsi ha permesso di risalire alla sorgente dell’ispirazione del maestro romano d’adozione: centinaia di nastri con registrazioni al pianoforte o all’ondiola, spunti primordiali e spontanei sui quali fondare la successiva elaborazione delle partiture, a opera di altri fidati compositori con maggior preparazione accademica – su tutti, notoriamente, Vieri Tosatti.

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Morton Feldman – Coptic Light; String Quartet and Orchestra

Arditti Quartet / ORF Vienna Radio Symphony Orchestra
Michael Boder • Emilio Pomàrico

Capriccio, 2020
20th-century classical

(ENGLISH TEXT BELOW)

Morton Feldman non ragionava in termini quantità ma di essenza e presenza della propria musica in rapporto al tempo, arrivando con le ultime opere da camera e per pianoforte solo a renderla materia assieme sonora e temporale – due aspetti inscindibili e decisamente influenti della sua poetica matura. Le singole note e le pause mantengono un’assoluta pregnanza anche nella loro “diluizione” sulla lunga durata, sia essa persino di quattro o sei ore (rispettivamente il trio “For Philip Guston” e il secondo quartetto per archi).
È come per una sorta di proprietà transitiva, dunque, che a fronte di una contrazione temporale le partiture di Feldman si addensano, le trame e gli orditi si infittiscono come i tappeti mediorientali alle quali si ispirano, microcosmi tessili che racchiudono storie, geografie, culti e simbologie in un tutto che è somma di tante parti rese, per l’appunto, indivisibili.

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Morton Feldman – For John Cage

Darragh Morgan / John Tilbury

Diatribe, 2020
20th-century classical

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Si tende a semplificare eccessivamente la musica del Morton Feldman maturo come scevra da dinamismo, quasi fosse la simulazione dello scorrere di un tempo oggettivato e idealizzato, in alcun modo influenzabile dal sentire umano. La natura indubbiamente riflessiva, il carattere di perenne sospensione e irrisolutezza delle sue ampie partiture fanno sì che anche gli interpreti stessi, in molti casi, mantengano un certo “cerebrale” distacco nella loro esecuzione, che richiede peraltro un livello di concentrazione e disciplina non comuni. 
È anche per queste ragioni che ho percepito un netto contrasto tra le incisioni passate e la nuova pubblicazione dell’etichetta irlandese Diatribe, che vede il violinista Darragh Morgan e John Tilbury – massima autorità del pianismo feldmaniano – impegnati in una mirabile rilettura del brano esteso “For John Cage” (1982), intitolato al pioniere del secondo Novecento col quale l’autore intrattenne una lunga amicizia e un fervido dialogo intellettuale.

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Morton Feldman Piano [Philip Thomas]

Another Timbre, 2019
20th-century classical


(ENGLISH TEXT BELOW)

In ambito classico ogni interpretazione deve fare i conti con un’altra precedente, misurarsi – anche non direttamente ma a posteriori, nel giudizio dell’ascoltatore avveduto – con la conoscenza pregressa di un certo brano e del suo autore. È certamente una pratica molto più comune e “di prassi” di quanto non lo sia intraprendere l’incisione di un’integrale (o quasi), equivalente alla ri-creazione di un ampio e spesso complicato percorso artistico, e dunque di un intero mondo espressivo.

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