Microtub – Sonic Drift

Sofa Music, 2021
drone, microtonal

(ENGLISH TEXT BELOW)

Processo e durata: questi i due fondamenti complementari che hanno riportato la composizione contemporanea nei territori della drone music: una tendenza che, seguendo le orme dei decani Alvin Lucier, Phill Niblock ed Éliane Radigue, torna a dialogare strettamente con gli strumenti acustici, le cui profondità nascondono ancora fenomeni inesplorati di natura microtonale e subarmonica.
Con questa consapevolezza, forse in nessun altro periodo storico sarebbe potuta emergere una formazione singolare come quella dei norvegesi Microtub (Robin Hayward, Peder Simonsen, Martin Taxt): nata in seno alla connazionale etichetta Sofa Music, il primo – e sinora unico – trio di tube incentrato sull’indagine dello spettro microtonale ha già all’attivo diverse pubblicazioni in studio e un LP dal vivo, documenti volti a restituire l’esperienza immersiva e positivamente straniante delle loro performance.


I toni statici, finanche impassibili, che si rispecchiano l’uno nell’altro con cadenze variabili conferiscono alla traccia titolare di Sonic Drift una chiara somiglianza con l’armonia spazializzata dei nautofoni di Bill Fontana, all’epoca non a caso posti in dialogo anche con le improvvisazioni al trombone di Stuart Dempster. È specialmente in questa sequenza che si rende evidente il carattere meditativo e sommessamente lirico del trio, il cui flemmatico interplay non potrebbe in alcun modo prescindere dall’assoluto controllo delle altezze, ragion d’essere e fine ultimo di ciascun brano. In ciò la pratica dei Microtub trova comunanza con la poetica della svedese Ellen Arkbro, votata sin dall’esordio solista al canto solenne e inebriante di una rinnovata intonazione naturale (For Organ and Brass, Subtext, 2017).

Sviluppandosi tutta attraverso sfumature immediatamente adiacenti, a questo tipo di musica basta davvero uno slittamento infinitesimale per cambiare di segno e tradursi in uno scenario di drammatica desolazione. È il caso di “The Pederson Concerto”, composizione collettiva cui si interseca una flebile traccia di sintetizzatore Moog predisposta da Peder Simonsen (membro entrante al posto di Kristoffer Lo): se inizialmente essa funge da cantus firmus incolore, nei momenti di maggior saturazione acustica il contrappunto elettronico è a tratti percepito come un effetto psicoacustico prodotto dalle stesse inflessioni delle tre tube; il loro attacco è qui più deciso ma anche, paradossalmente, soggetto a un variabile grado di opacità, suggestione evocata dalle pervasive oscillazioni che si accentuano nell’incontro fra altezze equivalenti.

Ma se da un lato i dettagli tecnici relativi agli intervalli di volta in volta scandagliati risultano utili a differenziare oggettivamente il repertorio del trio, dall’altro non sono certo essenziali alla fruizione di un’espressione così diretta ed essenziale, avulsa da qualsiasi forma di concettualismo: un’esistenza sonora ridotta ai minimi termini e perciò stesso rivolta a una dimensione esperienziale inusitata e intimamente contemplativa.


Process and duration: these are the two complementary foundations which have brought contemporary composition back to the territories of drone music: a trend that, following in the footsteps of doyens Alvin Lucier, Phill Niblock and Éliane Radigue, re-establishes a close dialogue with acoustic instruments, whose depths still conceal unexplored phenomena of a microtonal and subharmonic nature.
With this in mind, perhaps in no other historical period could have emerged such a peculiar line-up like Norway’s Microtub (Robin Hayward, Peder Simonsen, Martin Taxt): born in the bosom of compatriot label Sofa Music, the first – and so far only – trio of tubas focused on the investigation of the microtonal spectrum already counts several studio albums and a live LP to its credit, documentations aimed at conveying the immersive and positively alienating experience of their performances.

The static, even impassive tones reflecting one another with variable cadences confer upon Sonic Drift’s title track a clear resemblance to the spatialized harmony of Bill Fontana’s fog horns, which at the time were in fact also put in dialogue with Stuart Dempster’s trombone improvisations. It is especially in this sequence that the meditative and soberly lyrical character of the trio becomes more evident, their phlegmatic interplay being unable to prescind from the absolute control of the pitches, raison d’être and ultimate goal of each piece. In this sense Microtub’s practice finds commonality with the poetics of Sweden’s Ellen Arkbro, devoted since her solo debut to the solemn and inebriating song of a renovated just intonation (For Organ and Brass, Subtext, 2017).

Entirely developing through immediately adjacent nuances, it takes just an infinitesimal shift for this type of music to change its polarity and translate into a scenery of dramatic desolation. This is the case of “The Pederson Concerto”, a collective composition through which intersects a feeble track of Moog synthesizer prepared by Peder Simonsen (new member in lieu of Kristoffer Lo): if at first it acts as a colorless cantus firmus, in passages of greater acoustic saturation the electronic counterpoint could sometimes be perceived as a psychoacoustic effect produced by the very inflections of the three tubas; their attack here is more decisive but also, paradoxically, subject to a variable degree of opacity, a suggestion evoked by the pervasive oscillations which become accentuated at the encounter between equivalent pitches.

But if, on the one hand, the technical details relating to the intervals delved into on each occasion are useful to objectively differentiate the trio’s repertoire, on the other hand they are certainly not essential to the fruition of such a straightforward and essential expression, devoid of any form of conceptualism: a sonic being reduced to a bare minimum and therefore turned to an unusual and intimately contemplative experiential dimension.

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