Portraits GRM: Jim O’Rourke

(ENGLISH TEXTS BELOW)

Un legame già fertile e consolidato, quello tra la storica istituzione parigina GRM (Groupe De Recherches Musicales) e l’etichetta viennese Editions Mego: quest’ultima, nel 2012, si rendeva complice designata nel creare una serie di fondamentali riedizioni dedicate ai maestri della musique concrète, della sperimentazione elettroacustica e acusmatica, contando sin dal primo anno sei Lp con opere di Pierre Schaeffer, Bernard Parmegiani, Luc Ferrari e altri pionieri del secondo Novecento; a oggi i volumi della serie ‘Recollection GRM’ sono ventiquattro tra monografici e compilation (‘Traces’). 
Riportare il passato della musica elettronica nel presente: questo il chiaro intento della virtuosa iniziativa discografica prodotta da Peter Rehberg – fondatore di eMego – in stretta collaborazione con i direttori artistici di Ina/GRM, ovvero Christian Zanési (dal 2006 al 2015) e François Bonnet, alias Kassel Jaeger (dal 2016 al presente).

Ora che il pubblico si è riavvicinato con crescente interesse e consapevolezza alla storia degli studi europei di ricerca sul suono, interiorizzando il concetto “unitario” dell’opera su nastro (catalogata al pari di una composizione classica), i tempi sono maturi per gettare le fondamenta di una seconda serie parallela che metta in luce il portato di tale eredità culturale sugli autori di oggi, cui il GRM continua a commissionare nuove creazioni. 
Similarmente, perciò, si potrebbe dire che la serie ‘Portraits GRM’ – dal design grafico pressoché speculare – intende consegnare il presente al futuro, quasi “scommettere” sulla capacità degli artisti contemporanei di mantenere viva la fiamma di un’innovazione che ambisce a divenire tradizione, materia di studio oltreché d’ascolto, perpetuando saperi e pratiche tutt’altro che superati, e anzi attualmente interessate da un ritorno ciclico alla strumentazione analogica.

Quella che ci si prospetta è dunque una raccolta di pubblicazioni “d’alto profilo” in Lp, concepita in vista di una fruizione non soltanto attenta e profonda ma coscienziosamente ripetuta nel tempo, al fine di entrare poco a poco nella singolare logica di brani complessi e stratificati, opere a sé stanti e concentrate in un lasso di tempo mediamente inferiore a quello di un album.
In un’epoca dove l’iper-consumismo ha investito anche l’ambito musicale, ‘Portraits GRM’ è un ulteriore invito a esercitarsi in un ascolto dedicato, privo di condizionamenti visivi, “problematizzante” anziché teso a un appagamento immediato.


Jim O’Rourke – Shutting Down Here

GRM Portraits, 2020 | experimental electronic, reductionism

L’inaugurazione della serie ‘Portraits GRM’ spetta a un’autentica figura di culto (per quanto elusiva) della sperimentazione contemporanea, da molti anni affiliata col marchio Editions Mego e negli ultimi tempi anche in binomio con Kassel Jaeger, oggi direttore artistico del GRM (Wakes On Cerulean, 2017; In Cobalt Aura Sleeps, 2020). E nonostante le continue mutazioni, tra frequenti incursioni nella libera improvvisazione e ritorni nostalgici all’artigianato pop, oggi Jim O’Rourke si colloca sempre più decisamente nell’ambito della pura composizione in studio. 

Dalla scena underground di Chicago e New York al trasferimento in Giappone nel nuovo millennio, la visione del mondo – e con essa quella artistica – di O’Rourke sembra aver proceduto in direzione di un progressivo riduzionismo, che nelle opere recenti si manifesta in forma di lunghe meditazioni drone/elettroacustiche, talvolta attraversate da discreti inserti di field recordings.
Emblematico, sul finire del 2019, l’album quadruplo To Magnetize Money and Catch a Roving Eye, tanto esteso nella durata quanto vòlto alla sparizione dell’autore dal quadro: quei bagliori sonori di densità variabile già rivelavano, insomma, la loro ascendenza dai pionieri del GRM, che assieme allo studio Steamroom di Tokyo diviene la sede in cui giunge a compimento la traccia unica Shutting Down Here (2019).

Già il titolo suggerisce una chiusura ermetica, diremmo quasi definitiva: è d’altronde innegabile che l’opera abbia un certo tono da testamento spirituale, benché porti la firma di un artista che non ha certo timore di flirtare con l’idea della morte, sia essa corporale o soltanto artistica. Si qualifica come una composizione elettronica, ma si avvale in modo consistente di tracce strumentali pre-registrate: la tromba del norvegese Eivind Lønning (di recente nel primo album monografico di Jan Martin Smørdal), il violino e la viola di Atsuko Hatano e il pianoforte di Eiko Ishibashi – altra musicista in continua transizione dal pop all’avanguardia –, interpreti al servizio di un sound design amorfo e ineffabile, autoritratto in stile libero del suo unico vero artefice.

In favore di esso, infatti, la strumentazione acustica finisce per scorporarsi, esprimendosi attraverso la propria ombra: voci vaghe e indistinte, a tratti sospese come macchie di colore alla Joan Miró, altrove distorte o “risucchiate” da improvvise, gorgoglianti manipolazioni analogiche. Solo alla soglia del decimo minuto si fa strada una flebile melodia, un isolato accesso malinconico ben presto disconfermata dal ritorno a una ricercata inconsistenza, che intorno al minuto 23 si dissolve quasi del tutto, in un silenzio turbato soltanto dal risuonare di passi in uno spazio semivuoto. Poi dal buio si ritorna a un’ultima luminosa elevazione, fra toni sintetici decostruiti e limpidi fraseggi di tromba, accumulati su piani paralleli di crescente nitidezza, avanzando verso un’austera coda punteggiata dagli accordi feldmaniani di Ishibashi.

Anche a fronte della più drastica rarefazione formale, O’Rourke riesce a non disperdere l’essenza segreta di Shutting Down Here: tra le pieghe di un conscio understatement espressivo si possono infatti rintracciare le vestigia di un sentire umano ridotto ai minimi termini eppure vividamente presente, coronamento di una sound art tutta interiore e dunque, già all’origine, senza tempo.
Difficile immaginare un esordio più appropriato per la nuova ambiziosa serie a cura di GRM e Editions Mego, volta a fissare alcuni punti cardine nel flusso caotico e transitorio della produzione musicale contemporanea.



An already fertile and consolidated bond had been established between the historical Parisian institution GRM (Groupe De Recherches Musicales) and the Viennese label Editions Mego: the latter, in 2012, became the designated accomplice in creating a series of fundamental reissues dedicated to the masters of musique concrète, electroacoustic and acousmatic experimentation, counting six LPs in the first year alone, featuring works by Pierre Schaeffer, Bernard Parmegiani, Luc Ferrari and other pioneers from the second half of the twentieth century; to this day, the volumes of the ‘Recollection GRM’ series are twenty-four between monographs and compilations (‘Traces’).
Bringing the past of electronic music back to the present: this was the clear intent of the virtuous initiative produced by Peter Rehberg – founder of eMego – in close collaboration with the artistic directors of Ina/GRM, that is Christian Zanési (from 2006 to 2015) and François Bonnet, aka Kassel Jaeger (from 2016 to the present).

Now that the public, with increasing interest and awareness, has drawn closer to the history of European sound research studios, interiorizing the “unitary” concept of a tape work (cataloged in the same way as a classical composition), the time is ripe to lay the foundations of a second parallel series highlighting the impact of this cultural heritage on today’s authors, to whom GRM continues to commission new creations.
Similarly, therefore, one could say that the ‘Portraits GRM’ series – with a nearly specular graphic design – intends to bequeath the present to the future, almost “betting” on the ability of contemporary artists to keep alive the flame of an innovation that aims to become tradition, subject of study as well as listening, perpetuating knowledge and practices that are far from outdated, and indeed are currently affected by a cyclical return to analog instrumentation.

We should therefore expect a collection of “high profile” LP releases, conceived in view of a fruition not only attentive and profound but conscientiously repeated over time, in order to gradually enter the singular logic of complex and stratified pieces, stand-alone works conveyed in an time span averaging below that of an album. 
In an era where hyper-consumerism has also affected the musical field, ‘Portraits GRM’ is a further invitation to practice a dedicated way of listening, free of any visual conditioning, “problematic” rather than aimed at immediate payoff.


Jim O’Rourke – Shutting Down Here

The inauguration of the ‘Portraits GRM’ series is entrusted to an authentic cult figure (albeit elusive) of contemporary experimentation, for many years affiliated with the Editions Mego imprint and recently also in collaboration with Kassel Jaeger, current artistic director of GRM (Wakes On Cerulean, 2017; In Cobalt Aura Sleeps, 2020). And despite his constant mutations, between frequent forays into free improvisation and nostalgic returns to pop craftsmanship, today Jim O’Rourke is more decisively positioned within the context of pure studio composition.

From the Chicago and New York underground scenes to his move to Japan in the new millennium, O’Rourke’s worldview – and his artistic vision as well – seems to have proceeded in the direction of a progressive reductionism, which in recent works is manifested in the form of long drone/electroacoustic meditations, sometimes interspersed by discreet field recording extracts.
Emblematic, in late 2019, was the quadruple album To Magnetize Money and Catch a Roving Eye, as extended in duration as it was aimed at the author’s disappearance from the frame: in essence, those sound flares of variable density already revealed the ascendency of the pioneers of the GRM, which together with Tokyo’s Steamroom studio became the place where the single track Shutting Down Here (2019) was conceived.

The title already suggests a hermetic closure – a definitive one, even: and after all it’s undeniable that the work feels like a sort of spiritual testament, although it bears the signature of an artist who is certainly not afraid of flirting with the idea of death, be it physical or merely artistic. It qualifies as an electronic composition, but also relies heavily on pre-recorded instrumental tracks: the trumpet of Norway’s Eivind Lønning (recently in the first monographic album by Jan Martin Smørdal), the violin and viola of Atsuko Hatano and the piano of Eiko Ishibashi – another musician in constant transition from pop to avant-garde –, interpreters at the service of an amorphous and ineffable sound design, a free-style self-portrait of its only real architect.

In its favor, in fact, the acoustic instrumentation ends up outside of itself, as if expressing itself through its own shadow: vague and indistinct voices, at times suspended like Miró-esque color spots, elsewhere distorted or “sucked in” by sudden, gurgling analog manipulations. Only at the threshold of the tenth minute does a faint melody make its way, an isolated twinge of melancholy soon disproven with the return to a refined inconsistency, which around minute 23 dissolves almost completely into a silence troubled only by the resounding of steps in a half-empty space. Then from the darkness we return to a final luminous elevation, between deconstructed synthetic tones and the limpid phrasings of the trumpet, accumulated on parallel planes of increasing clarity, advancing towards an austere coda punctuated by Ishibashi’s Feldmanian chords.

Even in the face of the most drastic formal rarefaction, O’Rourke manages not to disperse the secret essence of Shutting Down Here: in fact, between the folds of a conscious expressive understatement can be found the vestiges of a human feeling reduced to its minimum terms and yet vividly present, the crowning of a sound art which is entirely inner and therefore, since the beginning, timeless.
It’s hard to imagine a more appropriate debut for GRM and Editions Mego’s new ambitious series, aimed at establishing a few cornerstones in the chaotic and transitory flow of contemporary music production.

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