Graham Lambkin / Taku Unami – The Whistler

Erstwhile, 2017

design by Graham Lambkin

Traslando in un orizzonte teorico un’azione banale e comune come fischiettare un motivo, potremmo osare definirlo il gesto ultimo di riduzione e astrazione della materia musicale. Nella mente dell’agente – e spesso in quella di chi lo ascolta – esiste un insieme assai più complesso di elementi relativi al ritmo, alla strumentazione e agli arrangiamenti di un brano; ma se ci sforziamo di scollegare questi rimandi involontari dall’attimo presente ed esteriore, avremo solo una linea melodica scarna e incompleta, un moto d’aria che nello spostamento dal pensiero all’azione si prosciuga quasi del tutto.

Mi si è offerto così un occasionale appiglio per tornare a parlare della non-musica periodicamente pubblicata su Erstwhile, foriera di sempre nuove collaborazioni tra artisti che hanno fatto della discrezione il loro tratto poetico. Nomi che immancabilmente ritornano, come un coro di voci silenziose che si scambiano messaggi in codice, interagiscono non visti e creano opere che principiano quasi dal nulla e a esso si ricongiungono, come parentesi nel complesso discorso del mondo.

Un anno prima Graham Lambkin dava seguito alla serie ErstSolo con Community (in concomitanza al quadruplo “testamento” di Keith Rowe, “The Room Extended”), mentre l’ancor più prolifico Taku Unami compariva in duo con Devin DiSanto nel live registrato alla Fridman Gallery di New York nel 2015. Il materiale rielaborato nel loro doppio The Whistler proviene da due giornate di field recordings in giardini, strade e parchi adiacenti al St. Peter’s Cemetery di Poughkeepsie, nello Stato di New York, oltre che da alcune registrazioni effettuate da Lambkin a casa coi suoi figli.
I soli indizi (in)utili all’ascolto ci vengono forniti da due brevi testi degli autori, l’uno composto da scarni appunti diaristici sull’incontro tra i due, l’altro in forma di poesia in prosa dedicata al “fischiatore” come soggetto ad essi estraneo, causa putativa del fallimento del loro esperimento.

Met Taku from taxi – he arrived with a paper bag containing eight long black seed pods, a ball of twine and a sachet of tea as a house gift. I had less. […] (GL)

in the depth of the night, the whistler appeared somewhere in upstate New York. their supernatural mastery afforded them the witchcraft necessary to keep balance in the world, but had no use for spells or magic wand twirls; the whistler needed only to whistle to conjure their magic. […] (TU)

Per semplificazione potremmo considerare questi estratti come un riflesso dei rispettivi sguardi sulla realtà: in genere Lambkin vi si attiene più fedelmente conservando la concretezza e la familiarità dei suoni, benché l’effetto dei suoi collage e modificazioni acustiche sia accostabile alle prospettive impossibili dei pittori cubisti; Unami mantiene un legame tutto suo con l’estetica giapponese dell’onkyokei per mezzo di gesti minimi o nulli, rendendosi continuamente visibile e invisibile nello spazio, sia esso ideale/artificiale (Teatro Assente, con Takahiro Kawaguchi) o naturale (come in questo caso o in Parazoan Mapping, con Éric La Casa).
Da sorgenti simili nascono dunque due opere su cd separati: nelle parole di Graham, il suo “Small Mistakes In Nature” sarebbe pieno di esagerazioni e di umorismo crudele, mentre in “Whistler Vanished In Wind” Taku provvede a cancellare educatamente entrambi dal paesaggio – come suggerisce l’artwork segmentato.

Oltre ciò rimane quello che Lawrence English definisce come “ascolto relazionale”: il tentativo di trasmettere un’esperienza uditiva individuale ricostruendola secondo libere associazioni e predilezioni personali. Il duo di Lambkin e Unami è un ulteriore esperimento giocato sull’esistenza apparentemente autonoma del suono, anche quando deriva o è direttamente riconducibile a un agente esterno; è anche l’ennesima dimostrazione di come, partendo da elementi e presupposti teorici sempre diversi, si possa raggiungere un grado di sintesi talmente estremo da metterli virtualmente sullo stesso piano – al contempo estraneo e familiare rispetto alla nostra percezione comune.

In ogni caso, il fischiatore fallì miseramente nella loro performance del tanto atteso rituale del fischio, probabilmente per aver bevuto troppo di quel “tè di bardana dell’estremo oriente”. questo errore creò un discutibile concetto di equilibrio, sfumando i significati di perfezione ed errore. il fischiatore si rassegnò al fatto che ogni parte della natura era allora in un solo momento la fusione degli errori come anche parte di un più ampio fraintendimento. (trad. mia)

P.S. Una magnifica coincidenza vuole che “whistler” sia quasi l’esatto anagramma di “erstwhile”.


La recensione è stata originariamente pubblicata su Ondarock.it



Dislocating in a theoretical horizon a common and trivial action like whistling a motif, we might dare to define it as the ultimate gesture of musical reduction and abstraction. In the mind of the agent – and often in the listener’s too – there’s a much more complex set of elements related to the rhythm, instrumentation and arrangements of a song; but if we strive to disconnect these unintentional references from the present and exterior moment, what we’ll get is just a skinny and incomplete melodic line, a movement of air that, on the way from thought to action, almost completely dries out.

For me this was the occasional opportunity to talk again about the non-music periodically published on Erstwhile, constantly foraging new collaborations between artists who have made of discretion their poetic trait. Names that unavoidably come back, like a chorus of silent voices exchanging code messages, unseen in their interaction and crafting works that start out of almost nothing and then rejoin it, like parentheses in the complex discourse of the world.

The previous year, Graham Lambkin continued the ErstSolo series with Community (in conjunction with Keith Rowe’s quadruple artistic testament, The Room Extended), while the even more prolific Taku Unami appeared in duo with Devin DiSanto on the live performance recorded at the Fridman Gallery in New York in 2015. The material reworked for “The Whistler” comes from two days of field recordings in gardens, streets and parks adjacent to St. Peter’s Cemetery in Poughkeepsie, New York, as well as some recordings made by Lambkin at home with his children.
The only (un)useful listening clues are found in two short texts by the authors, one consisting of scarce, diary-like notes on the encounter between the two, the other one in the form of poetry in prose dedicated to the whistler as a foreign character, the putative cause for the failure of their experiment.

Met Taku from taxi – he arrived with a paper bag containing eight long black seed pods, a ball of twine and a sachet of tea as a house gift. I had less. […] (GL)

in the depth of the night, the whistler appeared somewhere in upstate New York. their supernatural mastery afforded them the witchcraft necessary to keep balance in the world, but had no use for spells or magic wand twirls; the whistler needed only to whistle to conjure their magic. […] (TU)

Simplifying, we could consider these extracts as a reflection of their personal angle on reality: Lambkin generally reproduces it more faithfully while preserving the concreteness and familiarity of sounds, although the effect of his collages and acoustic modifications is somewhat close to the impossible perspectives of Cubist painters; Unami maintains a bond with the Japanese aesthetic of the onkyokei by means of minimal or nil gestures, making himself continually visible and invisible in a space, be it ideal/artificial (Teatro assente with Takahiro Kawaguchi) or natural (as in this case or in Parazoan Mapping with Éric La Casa).
From similar sources, two works were created on separate CDs: in Graham’s words, his “Small Mistakes In Nature” is “full of exaggeration and cruel humor”, while in “Whistler Vanished In Wind” Taku “politely erases [both] from the landscape – as the segmented artwork suggests.

Other than this we’ll find what Lawrence English calls “relational listening”: the attempt to transmit an individual auditory experience by reconstructing it according to free associations and personal preferences. The Lambkin/Unami duo is yet another experiment played on the apparently autonomous existence of sound, even when derived from or directly attributable to an external agent; it is also a demonstration of how, starting from different theoretical elements and assumptions, one can reach such a degree of synthesis so as to put them virtually on the same level – at the same time alien and familiar to our common perception.

however, the whistler failed miserably in their performance of the much-anticipated whistling ritual, probably on account of having drank too much of that “far east burdock tea”. this blunder made for a questionable concept of balance, blurring the meanings of perfection and error. the whistler resigned to the fact that each part of nature was then at once a fusion of mistakes as well as a part of a larger misunderstanding

P.S. It’s quite a coincidence that the word “whistler” is almost the exact anagram of “erstwhile”.

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