Anne Guthrie – Gyropedie

Students of Decay, 2021
sound art, field recordings, reductionism

(ENGLISH TEXT BELOW)

In un periodo storico in cui la nuova generazione di sperimentatori si rende sempre più prolifica, alimentando un interesse crescente verso le alterità musicali del presente, la sound artist americana Anne Guthrie mantiene un profilo distante ed ermetico, ponderando a lungo prima di dare alle stampe un’opera compiuta. Lo fa mantenendosi fedele all’etichetta indipendente Students of Decay di Cincinnati, Ohio, tratteggiando così un percorso evolutivo irregolare e imprevedibile, che dalla simbiosi naturale/antropica di Codiaeum Variegatum (2014) si è addentrato nell’angoscioso rimosso psichico di Brass Orchids (2018), per ritornare oggi alla poetica riduzionista, sottilmente sinestetica di Gyropedie.


Quello operato da Guthrie è sempre un processo di sintesi fra tempi e spazi differenti ma che, invece di delinearsi in un collage sequenziale dai confini netti, si risolve invece in una mistura liquida e permeabile di istanze acustiche tra loro estranee eppure, in qualche modo, compatibili. Solo così può venire a crearsi quell’ineffabile e distintiva estetica di apparente uneventfulness, accurata e pregnante sommatoria di particelle che soltanto attraverso tale crasi arbitraria sembrano acquisire una loro peculiare capacità di “canto”.

Gyropedie è più che mai il suono di una natura inconscia, una biosfera molto più densa e particolareggiata di quanto non appaia a un approccio distratto: uno scenario ibrido a tal punto disseminato di elementi residuali da rendersi talvolta indistinguibile dalle costanti intrusioni dell’ambiente che circonda l’ascoltatore. Sempre meno spesso si manifesta il timbro sommesso del corno francese – strumento d’elezione di Guthrie –, ridotto a un riverbero subacqueo sovrastato a malapena da timidi richiami animali, crepitii terrei e flebili toni statici.

Porzione infinitesimale di un soundscape che nell’arco di appena mezz’ora non può in alcun modo esaurirsi ma soltanto abbozzarsi, Gyropedie è un ulteriore riflesso della vibrante eterofonia che risiede oltre le nostre comuni facoltà percettive e interpretative. Forme mutevoli, cromie sbiadite, fiochi bagliori e rannuvolamenti attraversano un quadro complessivo di inspiegabile vividezza, miracolosamente in equilibrio tra concretezza materica e disparizione.


In a historical period where the new generation of experimentalists is becoming more and more prolific, fueling a growing interest in the musical alterities of the present, American sound artist Anne Guthrie maintains a distant and hermetic profile, pondering for long before releasing a concluded work. This while remaining faithful to Students of Decay, independent label based in Cincinnati, Ohio, thus outlining an irregular and unpredictable evolutionary path, which from the natural/anthropic symbiosis of Codiaeum Variegatum (2014) has entered the anguished psychic repression of Brass Orchids (2018), and now returning to the reductionist, subtly synaesthetic poetics of Gyropedie.

That carried out by Guthrie is always a process of synthesis between different times and spaces but which, instead of taking shape in a sequential collage with sharp boundaries, is instead resolved into a liquid and permeable mixture of acoustic instances which are alien to each other and yet, somehow, compatible. Only in this way can that ineffable and distinctive aesthetic of apparent uneventfulness come to be, an accurate and pregnant summation of particles which only through this arbitrary crasis seem to acquire their own peculiar ability to “sing”.

More than ever before, Gyropedie is the sound of a subconscious nature, a much more dense and detailed biosphere than it may appear if approached absent-mindedly: a hybrid scenario so strewn with residual elements as to sometimes become indistinguishable from the constant intrusions of the environment surrounding the listener. Less and less often the subdued timbre of the French horn – Guthrie’s instrument of choice – manifests itself, reduced to an underwater reverberation barely surmounted by timid animal calls, earthy crackles and faint static tones.

The infinitesimal portion of a soundscape that in no way could be exhausted in the space of a bare half-hour, but instead only sketch itself out, Gyropedie is a further reflection of the vibrant heterophony that resides beyond our common perceptive and interpretative faculties. Mutable shapes, faded colors, dim glimmers and cloud coverings cross an overall picture of inexplicable vividness, miraculously balanced between material concreteness and disappearance.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...