Harry Bertoia – Glowing Sounds

Sonambient, 2021
ambient/drone, experimental

(ENGLISH TEXT BELOW)

L’archivio dello scultore sonoro americano Harry Bertoia continua a dispensare amenità dal surreale potere immaginifico, grazie alla collaborazione tra Sonambient e Important Records nel riversamento digitale di oltre 350 nastri conservati presso la residenza dell’artista. Come minacciosi grattacieli di una città fantasma, i filari di steli metallici allestiti nel suo capanno in Pennsylvania furono i protagonisti e il misterioso tramite delle sue sessioni d’ascolto profondo, edite negli anni settanta in una decina di LP autoprodotti, nei mesi precedenti l’improvvisa scomparsa all’età di 63 anni.

Dopo il boxset antologico in 11 CD del 2016 e un paio di riedizioni in vinile (Clear Sounds/Perfetta, 2016; Experimental I / Mechanical I, 2019), l’inedito Glowing Sounds proietta l’eredità di Bertoia in un orizzonte virtualmente sconfinato, riaprendo la strada al concetto di “musica potenziale” che sottende qualunque supporto di registrazione, sia esso analogico o digitale.
È ancora una volta la variabile temporale – fra i terreni d’elezione della ricerca espressiva postmoderna – a offrire lo spunto per la molteplice riconfigurazione di un unico materiale d’origine: fu lo stesso Bertoia a intravedere tale inesauribile “paesaggio verticale” celato nelle profondità dell’incisione, accludendo a questa traccia del 1975 un biglietto con le istruzioni per il trasferimento dei nastri a due velocità rallentate, dai canonici 15 pollici/secondo del master all’esatta metà (7.5) e infine a un quarto dello stesso (3.25).


Se immaginiamo il brano, di circa sei minuti, posizionato sull’asse delle ascisse di un piano cartesiano, laddove quello delle ordinate rappresenta le variazioni di velocità, lo spostamento verso il quadrante inferiore produrrà un valore crescente di durata sino all’infinito. Soltanto il processo di decelerazione della sorgente primaria, infatti, risulta utile al disvelamento dei fenomeni subarmonici e dei mutamenti di carattere psicoacustico intrinseci al supporto audio.
La presente pubblicazione non è altro che il compimento dell’intuizione di Bertoia, entro un limite che non snatura le proprietà timbriche degli strumenti ma ne amplifica considerevolmente il riverbero, rendendo ancor più vaste le vedute inquiete e sublimi concepite in quel recondito laboratorio sonoro.

A differenza delle sessioni edite in precedenza, “Glowing Sounds” si basa sull’utilizzo di due grandi gong di bronzo, i cui pattern verde scuro decorano l’artwork dell’LP: anch’essi assumevano spesso le sembianze di sculture primitive, ammantate dell’aura sacrale di un culto tribale pre-civilizzato. Dagli iniziali rintocchi e sfregamenti leggeri sulla superficie, Bertoia procede poi a generare stridori e vibrazioni laterali dal carattere spettrale, alterità formali talvolta simili all’eco di ottoni gravi (tube, tromboni), talaltra come folate di vento o latrati in un tetro e desolato scenario industriale.

Se a questo stadio, già nient’affatto privo di tensione drammatica, risulta ancora facile dedurre la gestualità di stampo ritualistico attraverso cui vengono innescati i principali tratti acustici, nelle successive enucleazioni il contatto con la realtà tangibile va gradualmente diradandosi: poco a poco prevale un astrattismo che, tra le larghe campiture di oscillazioni e ipertoni, spalanca saturanti visioni di memoria lovecraftiana o di profezia distopica, palpitazioni sotterranee che attraverso la dilatazione temporale si manifestano con crescente solennità e una risonanza naturale vieppiù pervasiva. La terza iterazione del brano diviene così un oceano di frequenze minute e frastagliate, immerse in un spazio dissociato dal tempo ove le dense correnti di tonalità pura si intrecciano e si confondono con l’onda lunga del loro decadimento.

Inaugurando quella che si preannuncia come una nutrita serie di analoghe pubblicazioni, sempre basate sulle linee guida di Bertoia, Glowing Sounds porta alla luce un risvolto inespresso – e ancor più avveniristico – delle affascinanti sperimentazioni di un autentico pioniere della sound art, inventore di una musica spontanea ma tutt’altro che ingenua nelle sue plurime implicazioni fenomeniche.


The archive of the American sound sculptor Harry Bertoia continues to dispense amenities of surreal imaginative power, thanks to the collaboration between Sonambient and Important Records in the digital transfer of over 350 tapes preserved in the artist’s residence. Like the menacing skyscrapers of a ghost town, the rows of metal stems set up in his Pennsylvania barn were the protagonists and the mysterious medium of his deep listening sessions, released in the seventies in a dozen self-produced LPs, a few months before his sudden passing at the age of 63.

Following the 11-CD anthological boxset from 2016 and a couple of vinyl reissues (Clear Sounds/Perfetta, 2016; Experimental I / Mechanical I, 2019), the unpublished Glowing Sounds projects Bertoia’s legacy into a virtually boundless horizon, reopening the way to the concept of “potential music” underlying any recording, be it analog or digital.
Once again it’s the temporal variable – among the chosen grounds of postmodern expressive research – that offers the starting point for the manifold reconfiguration of a single source material: it was Bertoia himself who glimpsed this inexhaustible “vertical landscape” hidden in the depths of the recording, having enclosed with this 1975 track a note that instructed the transfer of the tapes at two slower speeds, from the canonical 15 inches/second of the master to its exact half (7.5) and finally to a quarter of the same (3.25).

If we imagine the piece, about six minutes long, positioned on the abscissa axis of a Cartesian plane, where the ordinate represents the speed variations, the movement towards the lower quadrant will produce a duration value increasing up to infinity. Only the deceleration process of the primary source, in fact, is useful in revealing the subharmonic phenomena and the psychoacoustic mutations intrinsic to the audio support.
This publication is nothing more than the fulfillment of Bertoia’s intuition, within a limit that doesn’t distort the timbral properties of the instruments but considerably amplifies their reverberation, widening the unquiet and sublime views conceived in that recondite sound laboratory.

Unlike all previously published sessions, “Glowing Sounds” is based on the use of two large bronze gongs, whose dark green patterns decorate the LP artwork: these, too, often took on the appearance of primitive sculptures, shrouded in the sacral aura of a pre-civilized tribal cult. From the initial strokes and gentle rubbings on the surface, Bertoia then proceeds to generate screeches and lateral vibrations with a spectral character, formal alterities sometimes similar to the echo of low brass instruments (tubas, trombones), other times like gusts of wind or howls in a grim and desolate industrial scenario.

If at this stage, already by no means devoid of dramatic tension, it is still easy to deduce the ritualistic gestures through which the main acoustic traits are sparked, in the subsequent enucleations the contact with tangible reality gradually thins out: little by little prevails an abstractionism which, amidst wide fields of oscillations and overtones, opens up saturating visions of Lovecraftian memory or dystopian prophecy, subterranean palpitations that through time-stretch manifest themselves with more and more solemnity and an increasingly pervasive natural resonance. The third iteration of the piece thus becomes an ocean of minute and jagged frequencies, immersed in a space dissociated from time where the dense currents of pure tonality intertwine and blend with the long wave of their decay.

Inaugurating what promises to be a long series of similar releases, always based on Bertoia’s guidelines, Glowing Sounds brings to light an unexpressed – and even more futuristic – aspect of the fascinating experiments of an authentic pioneer of sound art, inventor of a music spontaneous but far from naive in its numerous phenomenal implications.

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