Ryoji Ikeda – Ultratronics

NOTON, 2022
glitch, minimal techno


(ENGLISH TEXT BELOW)

La perfezione in quanto concetto assoluto non riguarda l’umano, e dunque tantomeno il frutto delle sue pratiche artistiche. Soltanto l’oggettivazione dei grezzi dati informatici, fintanto che si riferiscono unicamente a loro stessi, può pretendere di avvicinarla secondo i medesimi principi della matematica e della geometria in astratto.
Dal radicale riduzionismo degli esordi alle più recenti installazioni audiovisive, l’estetica di Ryoji Ikeda non ha mai ammesso eccezioni a un rigore formale i cui risvolti (post?)musicali appaiono quasi accidentali, tale è la perizia tecnica con cui i suoi tableaux digitali vengono assemblati e rifiniti, intrisi di innumerevoli dettagli che in nessun caso ne intaccano l’equilibrio – prossimo, per l’appunto, all’inumano.

Nell’opera straordinariamente coerente del pioniere glitch giapponese, il carattere “sottrattivo” delle sue componenti essenziali si è nel tempo sviluppato di pari passo con un’indole ipertrofica e totalizzante, speculare ai vertiginosi flussi di dati che innervano la civiltà delle macchine in ogni suo aspetto, a tal punto da invertire i rapporti di dipendenza tra l’essere senziente e la sua controparte tecnologica. Di tutto ciò Ultratronics, così come i suoi precedenti “modelli”, non si occupa in termini espliciti bensì intrinseci, ovverosia sembra presupporre e inglobare nella propria struttura ideologico-estetica l’intero portato di conoscenza che i calcolatori vanno assorbendo senza sosta sin dagli albori dell’informatica.

La meraviglia del prodigio architettonico risulta allora inscindibile dall’orrore distopico, nel flagrante manifestarsi di ciò che abbiamo prodotto sotto le sembianze di uno schermo sonoro in continuo fermento, fiero di un’autosufficienza (anti)espressiva che ormai sembra addirittura farsi beffe del nostro linguaggio, dei numeri ai quali abbiamo attribuito lessemi e significati ulteriori, superflui nel dominio della fredda aritmetica – il cui etimo, non a caso, coincide con quello di ritmo. Per rimanere in tema e dirla sinteticamente con un’equazione, i Kraftwerk stanno a 1984 come Ikeda sta al presente.

È una traiettoria lungo la quale non si danno flessioni negative, né tantomeno passi indietro, poiché l’orizzonte prevedibile è unicamente quello dell’infinito. Se tale logica si applicasse alla limitatezza dell’umano, l’esito finale non potrebbe essere altro che il collasso: uno spettro che aleggia nel modo in cui percepiamo l’estremismo di ogni segmento di Ultratronics, nelle linee rette tracciate dalle frequenze più elevate come nelle frastornanti accumulazioni di bit in forme organiche e soverchianti.

La visione d’insieme che il patron d’etichetta Alva Noto poté raggiungere solo con la trilogia ‘uni’ (2008-2018) – blueprint di un’ipotetica catalogazione dell’universo – continua invece a evolvere e rafforzarsi ad ogni iterazione del codex di Ryoji Ikeda, la cui impossibilità di compiersi in maniera definitiva non gli impedisce di segnare sempre lo stato dell’arte che da quasi trent’anni rappresenta con stoico rifiuto di qualsivoglia compromesso.


Perfection as an absolute concept does not pertain to the human, let alone the fruit of its artistic practices. Only the objectivation of raw computer data, as long as they refer only to themselves, can claim to approach it according to the same principles as mathematics and geometry in the abstract.
From the radical reductionism of his beginnings to the most recent audiovisual installations, Ryoji Ikeda’s aesthetics have never admitted exceptions to a formal rigour whose (post?)musical implications appear almost accidental, such is the technical skill with which his digital tableaux are assembled and refined, imbued with innumerable details that in no case affect their balance – indeed close to the inhuman.

In the extraordinarily coherent oeuvre of the Japanese glitch pioneer, the “subtractive” character of its essential components has over time developed hand in hand with a hypertrophic and totalising attitude, mirroring the vertiginous data flows that innervate the machine civilisation in all its aspects, to the point of inverting the dependency relations between the sentient being and its technological counterpart. Ultratronics, like its previous “models”, does not deal with all this in explicit but rather in intrinsic terms, as it seems to presuppose and incorporate into its ideological-aesthetic structure the entire body of knowledge that computers have been relentlessly absorbing since the dawn of information technology.

The wonder of the architectural prodigy is then inseparable from the dystopian horror, in the flagrant manifestation of what we have created under the guise of a screen of sound in constant turmoil, proud of an (anti)expressive self-sufficiency that now even seems to mock our language, the numbers to which we have attributed additional lexemes and meanings, superfluous in the domain of cold arithmetic – the etymon of which, not by chance, coincides with that of rhythm. To stay on the subject and put it succinctly with an equation, Kraftwerk stands to 1984 as Ikeda stands to the present.

It’s a trajectory along which there are no downward bends, let alone backward steps, as the only foreseeable horizon is that of infinity. If such logic were applied to the limitation of human nature, the final outcome could be none other than collapse: a spectre that hovers in the way we perceive the extremism of each segment of Ultratronics, in the straight lines traced by the highest frequencies as in the dazzling accumulations of bits in organic, overwhelming forms.

The overall vision that label owner Alva Noto was able to achieve only with the ‘uni’ trilogy (2008-2018) – the blueprint of a hypothetical cataloguing of the universe – continues to evolve and strengthen with each iteration of Ryoji Ikeda’s codex, whose impossibility of definitive fulfillment does not prevent it from infallibly marking the state of the art which it has been representing for almost thirty years in stoic refusal of any compromise.

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