Alter Ego || + Matmos / + Pan Sonic

Die Schachtel, 2021
contemporary classical, experimental electronic

(ENGLISH TEXTS BELOW)

Sarebbe un errore maldestro – se non del tutto ingenuo – rispolverare la sterile retorica dell’incontro fra “alto” e “basso”, sfera colta e popolare: quando, tra il 2004 e il 2005, l’ensemble Alter Ego fece squadra con i duo Matmos e Pan Sonic, questi si erano già rivelati quali compositori di caratura superiore, al punto da divenire, negli stessi anni, capofila dell’avanguardia elettronica. I loro concerti collaborativi non furono quindi un mashup posticcio di sonorità acustiche e artificiali, bensì una fusione a caldo di energie dirompenti e visioni artistiche in totale simbiosi, nel segno del misticismo e della virulenza.

Le intenzioni e gli esiti, d’altronde, distinguono i due progetti in maniera piuttosto netta, specie in virtù dei divergenti approcci alla materia elettronica: sul fronte statunitense gli eclettici, i mutaforma capaci di plasmare e incanalare qualunque sorgente entro la loro estetica liquida, non di rado giocosa; su quello finlandese, invece, gli intransigenti, profeti di un rigore assoluto teso a piegare gli agenti esterni alle proprie leggi intrinseche. Curiosamente il destino ne avrebbe però deviato le traiettorie, affidando ai Matmos il confronto con le estasi proto-drone di Giacinto Scelsi, mentre ai Pan Sonic con i bad trip di Fausto Romitelli, rievocati attraverso i brani di quattro autori a lui vicini in spirito: Atli Ingólfsson, Yan Maresz, Riccardo Nova e Giovanni Verrando.

Alter Ego + Matmos
Pranam – A​(​Round) Giacinto Scelsi


Con il titolo “Pranam” (termine reverenziale d’origine indiana) sono identificate due opere da camera scelsiane del 1972 e 1973, la prima delle quali composta in ricordo del collega greco Jani Christou e della moglie Sia Choremi, entrambi deceduti in un incidente stradale. L’inedita suite di Alter Ego e Matmos non ricalca però quei brani, bensì intreccia le pagine di “Estratti dal Quartetto per archi n.3” (1963), “Ko-Lho” (1966), “Riti: I Funerali di Carlo Magno A.D. 814” (1976) e “Aitsi” (1974), armonizzate in un’intensa, quasi tormentata meditazione impostata su quelle traiettorie di rapimento espressivo che da sempre hanno guidato l’avventura creativa del Conte Scelsi.

Tanto sinuose quanto drammaticamente interrogative, le scie degli archi e dei fiati disegnano figure essenziali ma continuamente mutevoli, oscillando fra gli intervalli microtonali con estremo controllo, gravitando intorno ai nuclei pulsanti che costellano la partitura e ne informano lo sviluppo. Quando non ne popola le trame con loop di voci decostruite e frastornanti effetti stereofonici, il duo elettronico sembra generare uno spettro del flusso strumentale, un riflesso opacizzato e impalpabile che sembra provenire dalle lontananze cosmiche delle quali Scelsi si dichiarava il tramite eletto, riversando sui tasti dell’Ondiola le energie captate nel corso delle sue trance.

Minacciosa e lirica a fasi alterne – un chiaroscuro sovvertito nello spazio di poche battute –, la seconda parte di Pranam è un saggio di formidabile simbiosi e devozione all’estetica trascendente del visionario Maestro: gli stessi Matmos si dimostrano particolarmente rispettosi dell’atmosfera di profonda introspezione rendendo più organiche le loro infiltrazioni nel tessuto armonico dell’ensemble, sino al graduale diradarsi dei gesti in singoli rintocchi e risonanze di ritualistica solennità; un suono lineare e circolare, come il simbolo grafico con cui Scelsi firmava i suoi manoscritti, a indicare l’orizzonte sul quale si staglia il vibrante Sole che dà vita a ogni cosa.


***

Alter Ego + Pan Sonic
Microwaves


“Compositori come virus”, nel segno di uno degli ultimi grandi maestri italiani: Microwaves è un tributo radicale e infuocato all’estetica di Fausto Romitelli (1963–2004), un mercuriale pastiche postmoderno che attinge alle avanguardie rock come a quelle elettroniche, piegando la notazione classica alle temperie schizoidi del nuovo millennio. Una rifondazione del linguaggio strumentale che non a caso si avvalse proprio dei Pan Sonic, alcuni estratti dei quali furono inclusi nella sua ultima opera multimediale, “An Index of Metals”, completata appena prima della precoce scomparsa. Il coinvolgimento del duo finlandese da parte dell’ensemble Alter Ego non soltanto risponde alla necessità di un doveroso ricordo del compositore goriziano, ma consolida – per vie traverse ed eclettiche – il fruttuoso legame che la neue musik e il minimalismo di matrice techno hanno trovato nella sua illuminata (e allucinata) produzione.

Nettamente cadenzato di pari passo con le pulsazioni digitali, oppure risucchiato nel vortice di una nervosa iperattività, l’interplay della formazione italiana raggiunge alte vette di versatilità esecutiva, indossando e smettendo agevolmente le vesti stilistiche di Ingólfsson, Maresz, Nova e Verrando, polifonia distorta della copiosa frammentazione formale emersa dalle fratture ideologiche di metà Novecento.
Nell’irrinunciabile ruolo di se stessi, i Pan Sonic procedono a interporre algidi pattern ritmici e bordate rumoriste, talvolta con abili strategie intrusive, talaltra ritagliandosi spazi di autarchica solitudine.

In mille declinazioni, dunque, si configura l’incontro/scontro tra mondo “intonato” e “de-tonato”, tra le membra dolenti della progenie decadentista e la sfavillante gloria della nuova carne, polarità efficacemente sintetizzate dai coevi di Romitelli e mixate da Alter Ego in un excursus rombante e tellurico. Microwaves potrebbe inoltre costituire un ideale paradigma – variamente replicabile – di performance ipertestuale, forse l’unica davvero plausibile in uno scenario culturale che intenda mantenere viva la spinta innovativa ardentemente promossa dagli ultimi visionari del nostro tempo.


Alter Ego: Manuel Zurria, Paolo Ravaglia, Aldo Campagnari, Francesco Dillon, Oscar Pizzo, Fulvia Ricevuto, Eugenio Vatta

Matmos / Pan Sonic

It would be a clumsy – if not entirely naive – mistake to brush up on the sterile rhetoric of the encounter between “high” and “low”, cultured and popular sphere: when, between 2004 and 2005, the Alter Ego ensemble teamed up with the duos Matmos and Pan Sonic, these had already revealed themselves as composers of superior caliber, to the point of becoming, in the same years, the leaders of the electronic avant-garde. Their collaborative concerts were not, therefore, a specious mashup of acoustic and artificial sounds, but a hot fusion of disruptive energies and artistic visions in total symbiosis, under the banner of mysticism and virulence.

Besides, the intentions and the outcomes distinguish the two projects quite clearly, especially by virtue of the divergent approaches to electronic matter: on the US front, the eclectics, the shape-shifters capable of molding and channeling any source within their liquid, oftentimes playful aesthetics; on the Finnish one, instead, the intransigents, prophets of an absolute rigor aimed at bending external agents to their own intrinsic laws. Curiously, fate was bound to divert their trajectories, entrusting the confrontation with Giacinto Scelsi’s proto-drone ecstasies to Matmos, while Pan Sonic dealt with the ‘bad trips’ of Fausto Romitelli, evoked through pieces by four authors close to him in spirit: Atli Ingólfsson, Yan Maresz, Riccardo Nova and Giovanni Verrando.

Alter Ego + Matmos
Pranam – A​(​Round) Giacinto Scelsi

The title “Pranam” (a reverential term of Indian origin) identifies two chamber works by Giacinto Scelsi from 1972 and 1973, the first of which was composed in memory of Greek colleague Jani Christou and his wife Sia Choremi, both of whom died in a car accident. The original suite by Alter Ego and Matmos, however, does not retrace those pieces, but intertwines the pages of “Estratti dal Quartetto per archi n.3” (1963), “Ko-Lho” (1966), “Riti: I Funerali di Carlo Magno A.D. 814” (1976) and “Aitsi” (1974), harmonized in an intense, almost tormented meditation based on those trajectories of expressive rapture that have always guided Count Scelsi’s creative adventure.

As sinuous as they are dramatically interrogative, the trails of strings and winds draw essential but constantly changing figures, oscillating between microtonal intervals with extreme control, gravitating around the pulsating nuclei that dot the score and inform its development. When not populating these textures with loops of deconstructed voices and dizzying stereophonic effects, the electronic duo seems to generate a spectre of the instrumental flow, an opaque and impalpable reflection that seems to arise from the cosmic distances of which Scelsi declared himself the chosen medium, pouring over the keys of the Ondiola the energies captured in the course of his trances.

Menacing and lyrical in alternating phases – a chiaroscuro subverted in the space of a few bars –, the second part of Pranam is an essay of formidable symbiosis with and devotion to the transcendent aesthetics of the visionary Maestro: Matmos themselves prove particularly respectful of the atmosphere of profound introspection, making their infiltrations into the harmonic fabric of the ensemble more organic, up to the gradual thinning out of the gestures in single strokes and resonances of ritualistic solemnity; a linear and circular sound, like the graphic symbol with which Scelsi signed his manuscripts, thus indicating the horizon on which looms the vibrant Sun that gives life to all things.

Alter Ego + Pan Sonic
Microwaves

“Composers as virus”, in the name of one of the last great Italian masters: Microwaves is a radical and fiery tribute to the aesthetics of Fausto Romitelli (1963–2004), a postmodern, mercurial pastiche that draws on rock and electronic avant-gardes, bending classical notation to the schizoid climate of the new millennium. A re-foundation of the instrumental language that, not by chance, availed itself of Pan Sonic, some extracts of which were included in his latest multimedia work, “An Index of Metals”, completed just before his untimely death. The involvement of the Finnish duo by the Alter Ego ensemble not only responds to the need for a dutiful commemoration of the composer from Gorizia, but also consolidates – in roundabout and eclectic ways – the fruitful bond that the neue musik and techno-based minimalism have found in his enlightened (and hallucinated) oeuvre.

Neatly cadenced in parallel with digital pulsations, or sucked into the vortex of a nervous hyperactivity, the interplay of the Italian group reaches high peaks of executive versatility, smoothly wearing and laying off the stylistic guises of Ingólfsson, Maresz, Nova and Verrando, the distorted polyphony of the copious formal fragmentation that emerged from the ideological fractures of the mid-twentieth century. In the inalienable role of themselves, Pan Sonic proceed to interpose algid rhythmic patterns and noise outings, sometimes with skillful intrusive strategies, other times carving out spaces of autarchic solitude.

Unfolding in myriad declinations, therefore, configures itself the encounter/clash between the “intoned” and “de-tonated” world, between the painful limbs of the decadent progeny and the sparkling glory of the new flesh, a polarity effectively synthesized by Romitelli’s contemporaries and mixed by Alter Ego to produce a roaring and telluric excursus. Microwaves could also constitute an ideal – and variously replicable – paradigm of hypertextual performance, perhaps the only truly plausible kind in a cultural scenario willing to keep alive the innovative drive ardently advocated by the last visionaries of our time.

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