Recollection GRM: Michèle Bokanowski / Lionel Marchetti

Michèle BokanowskiRhapsodia / Battements solaires (Editions Mego, 2021)

Lionel MarchettiLa grande vallée / Micro​-​climat (Editions Mego, 2021)

Michèle Bokanowski
Rhapsodia / Battements solaires

Editions Mego, 2021
ambient, electroacoustic


Nella terminologia comune si definisce “vintage” qualcosa che ritorna ai giorni nostri dal passato, consapevolmente fuori tempo massimo, esercitando una fascinazione più legata al fattore nostalgico che alle qualità estetiche e funzionali del suo referente. In un’epoca di facili revival elettronici, insediati lungo sentieri già battuti e perciò rassicuranti, la figura di Michèle Bokanowski ci riporta a una cultura della musica elettronica che non sembra aver mai contemplato altri strumenti all’infuori di quelli residenti nei leggendari studi analogici europei.
Pubblicazioni come la presente rimarcano la persistenza di una continuità storica preziosa, mettendo in luce l’inesauribile potenziale di pratiche compositive che si tende erroneamente a considerare obsolete, archiviate assieme al ventesimo secolo – talmente “breve”, invece, da non poter smettere di farvi i conti.

Seconda artista donna, dopo Beatriz Ferreyra, a divenire protagonista di una riedizione nella serie ‘Recollection GRM’ a marchio Editions Mego, Bokanowski non rivolge lo sguardo alle utopie di un fantascientifico “futuro anteriore”: la sua è kosmische musik soltanto nella misura in cui ci riferiamo a un’astronomia interiore, irrelata alla conquista e mappatura dell’ignoto, esclusivamente sensibile alla morfologia dell’animo.
Un brano come “Rhapsodia” avrebbe potuto essere concepito nel 2018 come quarant’anni prima, poiché forgiato nel tempo e al di fuori di esso, seguendo a suo modo l’insegnamento della mentore Éliane Radigue: un moto incoativo perpetuo sospinge la materia sonora, sedimentata in un nastro (magnetico) di Möbius, in un avanzamento illusorio che si rifà alla percezione bergsoniana e proustiana delle volute cronologiche, ricalcando tutt’al più segni vitali oggettivi come le contrazioni cardiache e il ciclo respiratorio. Oggi, in un simile ricorso a cellule minime e motivi sintetici, è quasi impossibile non rintracciare la medesima tensione al sublime che anche Axel Willner (alias The Field) va ricercando nel processo iterativo, quell’ipnotico straniamento che per l’appunto rapsodizza, ossia ‘ricuce il canto’ di un tempo sottratto alla coscienza, intimamente esperito in tutta la sua ineffabile essenza.

Composto nel 2008 per l’omonimo cortometraggio del marito Patrick, l’atto unico sonoro “Battements solaires” ne coadiuva l’inquieto sperimentalismo con un’introspezione dark ambient di derivazione elettroacustica: correnti idriche e corolle pirotecniche si frappongono a stralci di memoria privata e universale, schegge di realtà annegate in un filtro espressionista di dense sovraimpressioni e specchi deformanti.
È anch’essa un’arte che problematizza il tempo, lo sfida nella sua ineludibile consequenzialità, costringendo flussi visivi eterogenei in uno stesso soqquadro polisensoriale e asemantico. Al solo udito, tuttavia, la digressione in forma libera di Michèle Bokanowski si dà come una visione assai più fosca e opprimente, un miraggio dell’inconscio che invoca l’ascolto profondo per diradare la sua parvenza drammatica e restituirci, invece, un altro inebriante e sfaccettato ritratto dello spirito artistico.


In common terminology, “vintage” is defined as something that returns to the present day from the past, consciously out of time, exercising a fascination more linked to the nostalgic factor than to the aesthetic and functional qualities of its referent. In an era of easy electronic revivals, settled along paths already beaten and therefore reassuring, the figure of Michèle Bokanowski takes us back to a culture of electronic music that never seems to have contemplated other instruments than those residing in Europe’s legendary analogue studios.
Publications such as this one underline the persistence of a precious historical continuity, highlighting the inexhaustible potential of compositional practices that we erroneously tend to consider obsolete, archived together with the twentieth century – “short” to such a degree, however, that one cannot possibly stop dealing with it.

The second female artist, after Beatriz Ferreyra, to become the protagonist of a reissue in the ‘Recollection GRM’ series under the Editions Mego imprint, Bokanowski doesn’t look back to the utopias of a science-fictional “anterior future”: hers is kosmische musik only to the extent that we refer to an inner astronomy, unrelated to the conquest and mapping of the unknown, exclusively sensitive to the morphology of the soul.
A piece like “Rhapsodia” could have been conceived in 2018 as well as forty years before, it being forged in time and outside of it, following in its own way the teachings of mentor Éliane Radigue: a perpetual incoative motion propels the sound matter, sedimented on a (magnetic) Möbius strip, in an illusory advancement that draws on the Bergsonian and Proustian perception of the chronological flow, tracing at most objective vital signs such as cardiac contractions and the respiratory cycle. Today, in a similar recourse to minimal cells and synthetic motifs, it’s almost impossible not to recognize the same tension to the sublime that Axel Willner (aka The Field) yearns for through the iterative process, that hypnotic estrangement which in fact rhapsodizes, ‘mends the song’ of a time subtracted from consciousness, intimately experienced in all its ineffable essence.

Composed in 2008 for her husband Patrick’s short film of the same name, the single act “Battements solaires” supports its troubled experimentalism with a dark ambient introspection of electroacoustic lineage: water currents and pyrotechnic corollas interpose fragments of private and universal memory, shards of reality drowned in an expressionist filter of dense overlays and distorting mirrors.
This, too, is an art that problematizes time, challenging its unavoidable consequentiality by forcing heterogeneous visual flows into the same polysensory and asemantic disarray. On hearing alone, however, Michèle Bokanowski’s free-form digression gives itself as a much more dark and oppressive vision, a mirage of the unconscious that invokes profound listening in order to dispel its dramatic appearance and instead return another inebriating and multifaceted portrait of the artistic spirit.


***

Lionel Marchetti
La grande vallée / Micro​-​climat

Editions Mego, 2021
musique concrète, electroacoustic


Non ci sono vie d’accesso privilegiate nell’immaginario sonoro del prolifico Lionel Marchetti, poiché un ascolto attivo e immersivo ne è prerogativa essenziale e nessun elemento, nessuno scenario complesso da egli architettato sembra offrirsi all’udito in maniera accogliente e disinteressata. Occorre sottostare alle regole del gioco, abbandonarsi senza riserva o preconcetto alcuno per farsi strada nel suo dominio espressivo liminale, al confine estremo tra memoria sensoriale e oblio. Ciò nonostante può certamente rivelarsi utile risalire alle opere fondanti del suo lungo percorso artistico, strettamente legato agli studi parigini dell’Ina-GRM dove, sin dagli inizi, svariate creazioni di Marchetti sono state realizzate e/o presentate al pubblico.

Con questa pregevole ristampa afferente alla serie ‘Recollection GRM’ di Editions Mego si rende quantomai evidente il significato della formula cinéma pour l’oreille, pregnante definizione derivata dall’omonima serie in formato Mini-CD, a cura di Jérôme Noetinger, comparsa per l’etichetta indipendente Metamkine nel decennio tra il 1992 e il 2002. Nei venti minuti de “La grande vallée” (1993/95) è già riconoscibile l’impronta di colui che sarebbe divenuto un discepolo incrollabile della musique concrète di scuola novecentesca, fedele a una pratica compositiva di origine ibrida dagli esiti profondamente esperienziali.
Un soundscape paradigmatico, in relazione alla poetica predominante di Marchetti: una dimensione fenomenica dalla qualità più descrittiva che narrativa, in ogni caso non consequenziale e foriera di epifanie para-naturali e artificiali, sia mimetiche che ermetiche, livelli concomitanti e interconnessi di un fosco “realismo magico” in continuo transito tra angoscioso stato di veglia e appercezione onirica. Una meticolosa operazione di dislocamento e di slittamento prospettico tra le presenze e le ombre di un diorama atavico, ispirato alle parole del mistico cinese Chuang-tzu nel descrivere un luogo ideale ove “si può versare senza mai riempire e attingere senza mai esaurire”.

Decisamente più acusmatico e di stampo collagista si presenta l’antecedente “Micro-climat” (1989/90), primo dei tre episodi del ciclo “Sirrus”, prodotto negli studi CFMI dell’Université Lumière di Lione ed edito integralmente nel 2001 dall’etichetta statunitense Auscultare Research. Richiami di uccelli immersi in una foresta amazzonica sintetica, franamenti di pareti rocciose e folate granulari attraversano l’intricata stereofonia in una successione di eventi ricorrenti ma in costante metamorfosi, ulteriore progenie di un’anti-storia naturale ambientata nei torbidi recessi della psiche. Un enigma destinato a rimanere insoluto, celato per sempre tra le pieghe di una drammaturgia sonora volta ad astrarre il concreto e viceversa, dando forma a un’eterotopia in cui vengono sovvertite (o non sussistono affatto) le rigide categorie tassonomiche, gli ordini di grandezza e le gerarchie del reale.


There are no privileged access routes to the sonic imagery of the prolific Lionel Marchetti, since an active and immersive listening constitutes an essential prerogative and no single element, no complex scenery designed by him seems to offer itself to one’s hearing in a welcoming and unconcerned way. It is necessary to abide by the rules of the game, to abandon oneself without reserve or preconception to make one’s way in his liminal expressive domain, at the extreme border between sensorial memory and oblivion. Nevertheless, it can certainly prove useful to go back to the founding works of his long artistic path, closely linked to the Ina-GRM studios in Paris where, from the very beginning, various works by Marchetti have been conceived and/or presented to the public.

With this valuable reissue, relating to Editions Mego’s ‘Recollection GRM’ series, becomes evident the meaning of the wording cinéma pour l’oreille, a poignant definition derived from the same-titled series in Mini-CD format, edited by Jérôme Noetinger, which appeared on the independent label Metamkine in the decade between 1992 and 2002. In the twenty minutes of “La grande vallée” (1993/95) one can already recognize the imprint of he who would later become an unwavering disciple of the twentieth-century musique concrète school, faithful to a compositional practice of hybrid origin and with deeply experiential outcomes.
A soundscape indeed paradigmatic of Marchetti’s predominant poetics: a phenomenal dimension with a more descriptive than narrative quality, in any case non-consequential and fraught with para-natural or artificial epiphanies, both mimetic and hermetic, concomitant and interconnected levels of a bleak “magical realism” in continuous transit between anguished waking state and oneiric apperception. A meticulous operation of displacement and perspective shift among the presences and shadows of an atavistic diorama, inspired by the words of Chinese mystic Chuang-tzu in describing an ideal place “where one can pour without ever filling up and draw from without ever using up”.

Decidedly more acousmatic and collagistic is the earlier “Micro-climat” (1989/90), the first of the three episodes of the “Sirrus” cycle, produced at the CFMI studios of the Université Lumière in Lyon and published in its entirety in 2001 by US label Auscultare Research. Bird calls immersed in a synthetic Amazon rainforest, landslides of rock slopes and granular gusts cross the intricate stereophony in a sequence of recurring but constantly metamorphosed events, further progeny of a natural anti-history set in the murky recesses of the psyche. An enigma bound to remain unsolved, forever hidden between the folds of a sound dramaturgy aimed at abstracting the concrete and vice versa, giving shape to a heterotopia where the rigid taxonomic categories, the orders of magnitude and the hierarchies of reality are subverted (or do not exist at all).

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