morosphinx – vilvoorde

wabi-sabi tapes, 2020
free impro

(ENGLISH TEXT BELOW)

Certi musicisti – e specialmente i leoni della vecchia guardia – approcciano una sessione improvvisata come se fino a quel momento si fossero imposti una sorta di mutismo volontario, per poi rigettare in un sol colpo tutta la loro veemenza e obliqua espressività di fronte al pubblico; un integralismo che sembra concepire la performance come una sorta di guerra lampo, perpetuamente e drammaticamente in medias res anche nei suoi momenti più lirici.
All’estremo opposto stanno coloro che, invece, parrebbero intenti a rifondare ogni volta un intero universo dal nulla, muovendo lentamente da un inquieto, “impossibile” silenzio per poi plasmare poco a poco le presenze sonore che popoleranno il loro Creato. Penso anche ai film di Alice Rohrwacher, che per scelta poetica (in parte forse inconscia) cominciano sempre nel buio della notte, come se ogni racconto fosse una nuova, primigenia venuta al mondo.

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