12k: Federico Durand || Minamo & Moskitoo

Federico Durand – Alba (2020)

Minamo & Moskitoo – Superstition (2020)



Federico Durand
Alba

12k, 2020
ambient, tape music


Le cullanti miniature ambient di Federico Durand rappresentano forse il sound più emblematico dell’etichetta 12k, assieme a quello del suo fondatore Taylor Deupree. Al contempo familiare e straniante, l’estetica dell’autore argentino fa pensare alla trasposizione in musica di una figuratività low fantasy, un realismo magico che, come un racconto bucolico disegnato dallo Studio Ghibli, mette in luce la minuta meraviglia che si nasconde nel mondo naturale. 

Terzo album per la label newyorchese, Alba racchiude appunto quattordici “immagini”, sequenze su nastro di pochi secondi che, ripetute in loop e sovrapposte, tracciano i contorni sfuggenti di semplici trame percepite in dormiveglia – delle quali i titoli dei brani sono soltanto una delle infinite interpretazioni possibili.
Elementali e incorporee, compiute e irrisolte al tempo stesso, le tonalità soffuse di Durand sono sempre più inclini a suggerire che a narrare, poiché infatti ogni storia si completa necessariamente nell’immaginazione di chi la ascolta e la fa propria.

Il leggero fruscìo delle bobine fa dell’imperfezione un ulteriore mezzo espressivo, talvolta evocando un placido ruscelletto (“Un pequeño bosque de lengas”, “Luna moth”), talaltra agendo da filtro visivo spontaneo, a imitazione della bruma mattutina (“Comenzó a nevar”, “Un gato escondido entre las plantas”). Ma anche al netto delle modalità di registrazione e riproduzione, le frammentarie melodie dei sintetizzatori e dei pianoforti giocattolo ci trasportano ancora una volta nella dimensione del ricordo e più specificamente delle ninne-nanne infantili (“Postal de las Islas Feroe”, “Junto al hogar a leña”), arrivando al frammento vocale “Ua”, catturato da Durand mentre giocava con la figlia María Luisa. 

L’arte sonora diviene allora l’espediente per fingersi eterni bambini, per conservarsi in quello stato di serenità e perpetuo stupore di fronte alla (ri)scoperta del mondo e del suo doppio onirico. Ma come soltanto la migliore musica d’ambiente riesce a fare, con infinita grazia Alba arriva a descrivere anche il silenzio, il raggio di luce che attraversa una finestra mentre tutta l’esistenza al di fuori sembra fermarsi per un attimo, attenta a non turbare la quiete di una dimora familiare addormentata.


Federico Durand‘s soothing ambient miniatures represent perhaps the most emblematic sound of the 12k imprint, together with its founder’s Taylor Deupree. At the same time familiar and alienating, the Argentine author’s aesthetics suggests the transposition into music of a low fantasy figurativity, a magical realism that, like a bucolic story designed by Studio Ghibli, highlights the minute wonder hidden into the natural world.
Third album for the New York label, Alba in fact contains fourteen “images”, few seconds long sequences on tape which, once looped and overlapped, trace the elusive contours of simple plots perceived in half-sleep – of which the song titles are only one of the infinite possible interpretations.

Elemental and incorporeal, accomplished and unresolved at the same time, Durand’s soft tones are more inclined to suggest than to narrate, since every story is necessarily completed in the imagination of those who listen to it and make it their own.
The slight rustling of the tape coils turns imperfection into a further means of expression, sometimes evoking a placid stream (“Un pequeño bosque de lengas”, “Luna moth”), sometimes acting as a spontaneous visual filter, in imitation of the morning mist (“Comenzó a nevar”, “Un gato escondido entre las plantas”). But even net of the recording and reproduction modes, the fragmentary melodies of the synthesizers and toy pianos transport us once again in the dimension of memory and more specifically to that of childhood lullabies (“Postal de las Islas Feroe”, “Junto al hogar a leña”), up until the vocal fragment “Ua”, captured by Durand while playing with his daughter María Luisa.

Sound art thus becomes the expedient to simulate an endless childhood, to remain in that state of serenity and perpetual amazement towards the (re)discovery of the world and its oneiric double. But as only the best ambient music can do, with infinite grace Alba also describes silence, the ray of light passing through a window while all existence outside seems to stop for a moment, careful not to disturb the quiet of a dormant family home.


Minamo & Moskitoo
Superstition

12k, 2020
ambient-folk, modern classical


Un’etichetta dall’identità specifica e con una linea editoriale coerente può facilmente creare occasioni di incontro tra musicisti affini per stile e sensibilità. Tante collaborazioni si sono così realizzate nel catalogo 12k, dalle sessioni del fondatore Taylor Deupree con il maestro Ryuichi Sakamoto a una lunga serie di fruttuosi interscambi tra artisti americani, europei e giapponesi. La simbiosi ottenuta in Superstition, tuttavia, fa credere che un tale progetto fosse da sempre destinato a compiersi.

Nato come quartetto e oggi formato dai soli Keiichi Sugimoto e Tetsuro Yasunaga, Minamo è entrato a far parte della label nel 2005, mentre la cantante e chitarrista Sanae Yamasaki (Moskitoo) si è aggiunta due anni dopo con l’esordio Drape (2007).
Benché questi artisti si conoscessero già da diversi anni – come testimonia anche un live pubblicato nel 2011, ai quali parteciparono entrambi separatamente – il loro primo incontro in studio si è tenuto soltanto nel dicembre del 2018, dove hanno preso forma cinque sognanti brani sospesi tra ambient, modern classical e il più dolce songwriting folk. 

Sconfinate volte celesti si dipingono da subito nel soundscape di “Atypical Dialogue”, contemplazione intima e universale come può esserlo soltanto la poesia. Con “The Postulation”, invece, il duo Minamo torna a posare i piedi per terra ricreando un’atmosfera simile alle composizioni isolazioniste di Ólafur Arnalds con luminosi accordi di pianoforte e vibrazioni d’armonica. Intermezzo più astratto ed enigmatico, “Imperial Webster” ricama segnali elettronici puntiformi e ondivaghi che si accumulano intorno alla voce recitante filtrata, come un’eco rimossa dalla propria corporeità. 

La malinconica melodia della chitarra classica in “Palm Fable” segna forse l’apice dell’album, accompagnata da suoni di xilofono e tenui scie elettriche immerse nel riverbero, ma è il finale esteso a rivelare più chiaramente il carattere free form del progetto: come un affresco in sfumature pastello, “Superstitious Typology” è un quieto flusso di loop che accolgono singoli toni modulati col volume pedal, armonici naturali e morbidi fraseggi di sintetizzatori vintage, scivolando impercettibilmente verso una saturazione che si conclude ancora una volta col timbro angelico, senza parole, di Sanae Yamasaki.

Minamo e Moskitoo si approcciano l’un l’altro per mezzo di una scrittura musicale aperta, come avvolta in un velo dalle forme e dai colori mutevoli entro cui le canzoni sembrano germogliare spontaneamente: un incanto che riesce a conciliare il fragile splendore delle stagioni intermedie in una dimensione espressiva ulteriore e sublime.


A label with a specific identity and a coherent editorial line can easily create meeting opportunities between musicians similar in style and sensibility. Thus many collaborations happened through the 12k catalogue, from the sessions of the founder Taylor Deupree together with master Ryuichi Sakamoto to a long series of fruitful exchanges between American, European and Japanese artists. The symbiosis obtained in Superstition, however, suggests that such a project was meant to come to life since always.
Born as a quartet and now formed by Keiichi Sugimoto and Tetsuro Yasunaga alone, Minamo joined the label in 2005, while singer and guitarist Sanae Yamasaki (Moskitoo) followed two years later with her debut Drape (2007). Although these artists have known each other for several years – an evidence of this is a live record published in 2011, in which they both participated separately – their first studio meeting took place only in December 2018, with the creation of five dreamy songs suspended between ambient, modern classical and the sweetest folk songwriting.

Boundless celestial vaults are immediately painted in the soundscape of “Atypical Dialogue”, an intimate and universal contemplation as only poetry can be. With “The Postulation”, instead, the Minamo duo returns to lay its feet on the ground recreating an atmosphere similar to the isolationist compositions of Ólafur Arnalds, with bright piano chords and harmonica vibrations. A more abstract and enigmatic interlude, “Imperial Webster” embroiders point and wave-like electronic signals that accumulate around the filtered spoken voice, like an echo removed from its corporeality.
The melancholic melody of the classical guitar in “Palm Fable” marks perhaps the pinnacle of the album, accompanied by xylophone sounds and soft electric trails immersed in reverberation, but it’s the extended finale that more clearly reveals the free-form character of the project: as a fresco in pastel shades, “Superstitious Typology” is a gentle flow of loops gathering single tones modulated with the pedal volume, natural harmonics and the smooth phrasing of vintage synthesizers, sliding imperceptibly towards a saturation that once again ends with Sanae Yamasaki’s angelic, wordless timbre. 

Minamo and Moskitoo approach each other by means of an open musical writing, as if wrapped inside a veil of changing shapes and colors within which the songs seem to spontaneously spring up: an enchantment that manages to reconcile the fragile splendor of the intermediate seasons into an ulterior and sublime expressive dimension.

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